Basilicata, censimento sui braccianti che dormono nei casolari. Ma è guerra di cifre-fonte migranti torino.it 29-09-2010

Basilicata, censimento sui braccianti che dormono nei casolari. Ma è guerra di cifre

Fonte: www.redattoresociale.it
La regione Basilicata non metterà a disposizione posti letto per i braccianti stagionali. Anatrone, delegato della regione per l’emergenza, spiega come vengono usati i fondi: indagine per conoscere il fenomeno e interventi nel 2011

ROMA – La regione Basilicata non metterà a disposizione gratuitamente posti letto per i braccianti stagionali stranieri che lavorano nella raccolta del pomodoro. Questa è l’unica certezza che il commissario straordinario Antonio Anatrone sente di dare sulle linee guida per gestire l’accoglienza degli immigrati a partire dall’anno prossimo. Anatrone è delegato dalla regione e commissario per la Comunità Montana dell’Alto Bradano che gestisce i fondi pubblici per l’emergenza. Con quei soldi, di cui è stata impegnata solo una parte, si sta studiando il fenomeno e approntando qualche servizio di assistenza nelle campagne, come la fornitura d’acqua. Sono in atto gli studi sulla stagione in corso, con la raccolta del pomodoro che si chiude a metà ottobre, per realizzare interventi nel 2011. Secondo Anatrone ci si orienterà a fare in modo che siano i datori di lavoro a dover dare i posti letto e si ipotizza un sistema di banca dati per smistare le richieste di manodopera e l’offerta attraverso l’ufficio per l’impiego. “In linea di principio faremo di tutto per non andare verso la ghettizzazione del fenomeno, cosa che succede con un campo di accoglienza, e favoriremo la ricettività diffusa nelle aree urbanizzate e con i servizi per la permanenza sul territorio”, spiega il Commissario a Redattore Sociale.
Praticamente l’opposto di quello che sta succedendo adesso, con i braccianti che dormono in casolari diroccati o sotto gli ulivi, dispersi nelle campagne, a causa della scelta dell’amministrazione comunale di non aprire il vecchio campo di accoglienza di Palazzo San Gervasio (Pz), attivo da un decennio in cui sono stati spesi in totale 800 mila euro. Secondo Anatrone ci sono aspetti positivi con l’indisponibilità della struttura. “Il campo attraeva persone perché quello era un posto meno indecente dove stare, la sua chiusura ci ha fatto avere numeri più aderenti alle esigenze reali di manodopera – afferma – di spiacevole c’è il fatto che sia venuto meno un riferimento all’accoglienza seppur precario, adesso le persone sono alloggiate in vecchi casolari abbandonati di campagna”. Il commissario spiega anche cosa sta facendo la Comunità montana in questo momento: “E’ in corso una verifica, non completata, un censimento attraverso un Camper dei diritti con delle cooperative lucane e la cooperativa Stand Up di Roma. La prima iniziativa è conoscere il fenomeno per poi ipotizzare delle soluzioni per il 2011”.
Cosa si è scoperto con il censimento dei braccianti? “La loro identità e la qualifica – risponde Anatrone – sappiamo che sono in regola con il permesso di soggiorno, che non vengono direttamente dall’Africa ma è gente che vive in Italia tutto l’anno, vengono assistiti per il permesso di soggiorno”. E il caporalato? “Il Camper dei diritti non può sconfiggerlo, serve una progettualità”. Oltre al racket dei caporali che sono italiani e stranieri, ciò che preoccupa maggiormente i volontari di Palazzo San Gervasio e di Venosa è l’emergenza umanitaria, dovuta alle terribili condizioni alloggiative. “Abbiamo attivato da qualche giorno un protocollo d’intesa per la distribuzione dell’acqua con le autobotti presso i casolari attraverso l’Acquedotto Lucano – spiega Antonio Anatrone – e con l’Azienda Sanitaria del Potentino per avere un punto salute informativo a Palazzo e uno assistenziale all’ospedale di Venosa (partito venerdì scorso, ndr.)”. Per tutte queste attività, dal censimento ai servizi, sono stati impegnati (ma non ancora spesi) circa 50 mila euro dei 70 mila a disposizione della Comunità Montana Alto Bradano. Una cifra stralciata dai 190 mila euro che la regione aveva messo a disposizione del comune di Palazzo San Gervasio per riaprire il campo d’accoglienza alle porte del paese e che l’amministrazione comunale ha preferito non usare, affermando di non poter fare fronte all’emergenza.
Il commissario Anatrone spiega che quest’anno per la crisi del settore, gli imprenditori agricoli hanno avuto difficoltà a vendere il prodotto, che è stato acquistato dalle industrie di trasformazione a 4 centesimi al chilo. I braccianti vengono pagati al ‘cassone’ che pesa tre quintali e ricevono 3-4 euro a cassone. La mancanza di lavoro avrebbe ridotto il numero delle presenze. Sulla base del censimento del Camper dei diritti, riferisce il commissario, ci sarebbero circa 400 persone in tutta l’area al confine tra Basilicata e Puglia. L’anno scorso il dato ufficiale di persone ingaggiate è stato di 800 su tutta l’area, di cui il 40% a Palazzo, secondo l’ufficio territoriale del lavoro. Ma in questo caso è guerra di cifre. Le stime, a occhio, dei volontari dell’Osservatorio Migranti Basilicata sono ben più alte, almeno un migliaio di braccianti stranieri. “I casolari scoppiano e c’è chi dorme sotto gli alberi – dice Gervasio Ungolo, coordinatore dell’Osservatorio, che si occupa del fenomeno dalla fine degli anni Novanta – alla ‘Grotta Paradiso’ ci sono 100 persone, 500 persone stanno nei dintorni del vecchio campo, e nel confinante comune di Spinazzola, in Puglia, ce ne sono altre 300 accampante nelle tende accanto a un casolare”. La maggiorparte sono africani, ma anche maghrebini e bulgari sono impegnati nella raccolta. Ungolo racconta che un ghanese è rimasto ferito nei giorni scorsi a causa del crollo di un muro in un casolare ed è stato accompagnato in ospedale a Potenza e poi dimesso. Che una cinquantina di stranieri erano entrati nel vecchio campo chiuso e sono stati fatti uscire dopo un’ora dalle forze dell’ordine, lasciate a presidiare il campo vuoto per impedire l’accesso alla struttura. “Nel campo almeno c’era una comunità e un minino di socialità in cui era più facile scambiarsi le informazioni sul prezzo del cassone, ora dispersi nei casolari i migranti sono più schiavi dei caporali dai quali dipendono per lavorare, per alloggiare e per spostarsi”.

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