Il 20 ottobre è stata approvata dalla Camera dei Deputati, quasi all’unanimità, la mozione relativa alle iniziative in tutela dei minori stranieri non accompagnati. Il testo accolto impegna il Governo “a predisporre tutte le misure atte a far si’ che la permanenza dei minori nell’ambito delle strutture di accoglienza che li ospitano, dopo il rilascio dai centri di prima accoglienza, non sia in alcun modo condizionata da valutazioni di convenienza economica delle strutture stesse, le quali potrebbero indurre i minori ad allontanarsi, favorendone lo stato di clandestinità”.
La mozione approvata a Montecitorio è frutto di un serio quanto approfondito lavoro dell’intero Parlamento e la cui approvazione rappresenta un atto di civiltà che dimostra la convergenza delle forze politiche riguardo all’esigenza di garantire una compiuta tutela dei minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro Paese, in linea con le principali convenzioni internazionali vigenti in materia.
La commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nell’ottobre del 2008 aveva dato avvio ad un’indagine conoscitiva volta ad approfondire la condizione dei minori stranieri non accompagnati, ovvero dei minori immigrati nel territorio italiano e qui presenti in assenza di familiari, per ricostruire il percorso di questi giovanissimi una volta che abbiano abbandonato i centri di prima accoglienza per gli immigrati, dopo essere stati identificati come minori e pertanto esclusi dalla procedura di espulsione dal territorio italiano.
Dall’indagine è emersa una situazione di grave allarme sociale: una larga parte dei minori che vengono rilasciati dai centri di prima accoglienza, infatti, si trovano ad affrontare un destino incerto, allontanandosi in molti casi senza lasciare traccia di loro stessi ed esponendosi a pericoli di sfruttamento da parte della criminalità organizzata. Risulta inoltre che molte ragazze giunte nel nostro Paese in stato di gravidanza a seguito delle ripetute violenze subite lungo il tragitto, abbandonino il figlio nel centro di accoglienza in cui vengono ospitate. Le ragioni dell’allontanamento di questi minori dalle comunità ospitanti sono anche da ricondurre all’insufficienza delle risorse finanziarie a disposizione degli enti locali sui quali insistono i centri di prima accoglienza. Ai Comuni, infatti, sono nella grande maggioranza dei casi affidati i minori con il provvedimento di tutela del magistrato che segue alla prima accoglienza finanziata dal Ministero dell’Interno.
Il terzo Rapporto sui minori non accompagnati presentato dall’ANCI rivela che il numero dei minori stranieri non accompagnati tra il 2006 e il 2008 è stabile salvo una lieve flessione (dell’8,3%) nel 2008, malgrado i giovani romeni e bulgari siano nel frattempo divenuti comunitari, tutto ciò a conferma della gravità della situazione. Sono invece aumentati i Comuni italiani che hanno preso in carico questi ragazzi offrendo loro servizi di prima e seconda accoglienza. Come si legge nel Rapporto 93 enti locali hanno assorbito l’85% delle presenze rispetto ai soli 39 tra i quali era distribuito nel 2006 il 75% dei minori stessi. 4.176 sono stati i minori stranieri inseriti in prima accoglienza e 3.841 quelli accolti in seconda accoglienza. Tra il 2006 e il 2008 si è registrato un aumento esponenziale dei minori afgani e di quelli che giungono da Paesi africani in conflitto. L’indagine ANCI mette in evidenza come quasi il 56% del totale dei minori accolti in strutture di seconda accoglienza si trovi in Friuli Venezia Giulia, Lazio e Sicilia, che accolgono quasi il 29% dei minori sul totale nazionale. In continuità con gli anni precedenti l’aumento più significativo è stato registrato al Sud (+134%), seguito dal Centro (+20%). E dopo la Sicilia le regioni in cui si rileva un considerevole aumento dei minori accolti sono la Toscana, la Calabria, la Sardegna, la Basilicata, la Puglia e la Liguria, mentre al contrario in regioni come il Piemonte si registra un -62,4%, in Lombardia -47,7% e in Emilia Romagna -28%. Dunque una sostanziale riduzione dei minori censiti in seconda accoglienza.
Dal Rapporto Italia dell’European migration network su “Minori non accompagnati – rimpatri assistiti richiedenti asilo”, emerge che nel nostro Paese i minori stranieri non accompagnati provenienti da 78 nazioni diverse sono stati 7.797 di cui 4.828 segnalati nel corso dell’anno 2009 e 2.969 negli anni precedenti. Sempre per l’European migration network, la maggioranza dei minori proviene da Marocco (15,3%), Egitto (13,7%), Albania (12,5%), Palestina (9,5%) e Afganistan (8,5%). Nei tre quarti dei casi i minori hanno un’età compresa tra i 16 e i 17 anni (76,8%), mentre alla fine del terzo trimestre del 2009 la banca dati del Comitato per minori stranieri registrava 6.587 ragazzi e ragazze giunti da soli in Italia, di cui il 77% non identificati. Purtroppo però i dati non possono essere considerati pienamente esaustivi rispetto alla reale consistenza del fenomeno dal momento che da una parte non sono compresi i minori richiedenti asilo e quelli vittime di tratta, dall’altra non si tiene conto di tutti quelli che non sono mai entrati in contatto con il sistema nazionale di accoglienza. Alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dall’Italia con la legge 27 maggio 1991, n.176, si accompagnano due protocolli opzionali che il nostro Paese ha ratificato con la legge 9 maggio 2002, n.46: il protocollo opzionale concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati ed il protocollo opzionale sulla vendita, prostituzione e pornografia dei bambini. La stessa convenzione agli articoli 22, 30, 32, 34, 35, 36, 38 e 39 prevede una tutela particolare a favore di alcuni gruppi di bambini e adolescenti considerati per la loro maggiore vulnerabilità. Si tratta dei minori in situazione di emergenza, come quelli rifugiati e provenienti da Paesi coinvolti in conflitti armati, dei minori in situazioni di sfruttamento economico, compreso il lavoro minorile, l’abuso e lo sfruttamento sessuale delle vittime di tratta o di altre forme di prevaricazione. Il nuovo piano d’azione europeo propone a tale riguardo un approccio basato su tre linee guida: la prevenzione della tratta e della migrazione a rischio, l’accoglienza e le garanzie procedurali nell’Unione europea, ma soprattutto la ricerca di soluzioni durature per ciascun Paese membro.
La mozione approvata il 20 ottobre a Montecitorio rappresenta quindi un passo avanti nel difficile “segmento dell’universo infanzia” e impegna il Governo in azioni concrete di tutela dei minori non accompagnati, nonché alla verifica dell’omogeneità su tutto il territorio nazionale degli interventi a loro favore che sappia garantire uno status giuridico rimuovendo quegli ostacoli che ne impediscano la piena integrazione.
