«Imparo l’italiano e sono cittadino» Pd: fondi per corsi a immigrati

«Imparo l’italiano e sono cittadino» Pd: fondi per corsi a

immigrati

La campagna del Pd

”La lingua italiana deve essere veicolo di integrazione e non motivo di discriminazione”. Le parole di Livia Turco accompagnano lo sguardo sorridente di Ajath, che da un manifesto ci dice: “Per leggere la mia nuova Costituzione imparo l’italiano e sono cittadino”.Ajath è solo uno dei volti-simbolo della campagna Pd “Imparo l’italiano e sono cittadino”. Una campagna che non a caso è stata lanciata ieri, giorno del debutto dei quiz di verifica di conoscenza dell’italiano, preliminari alla richiesta del permesso di soggiorno. La presidente del Forum immigrazione Pd rilancia, e presenta una proposta di legge che chiama in causa il diretto sostegno dello Stato: preveda un fondo di 30 milioni per l’apprendimento di lingua e cultura italiane e corsi gratuiti per i cittadini stranieri immigrati nel nostro paese.
Imparo l’italiano: “per aiutare mia figlia a fare i compiti”; “per parlare con il medico”, per compilare il modulo in Comune”. Scuola, Sanità, burocrazia, sono solo alcuni degli ostacoli incontrati dagli immigrati quotidianamente e raccontati nei manifesti della campagna, che per il responsabile delle seconde generazioni del Pd Khalid Chaouki “parte da una filosofia diversa da quella dell’attuale governo, per cui sembra che sia l’immigrato a non voler imparare l’italiano e lo Stato che deve imporglielo: i cittadini stranieri sono invece consapevoli dell’importanza della lingua per la loro integrazione e vogliono, anzi chiedono di imparare l’italiano”.
”Ancora una volta – denuncia la Turco, prima firmataria della proposta di legge – ci troviamo di fronte ad un’iniziativa del governo che impone ma non offre possibilità. Anzi, impone tagli consistenti alle risorse destinate agli istituti di cultura e depotenzia i centri territoriali per la formazione”.
Nel dettaglio la proposta di legge del Pd propone invece “di finanziare un programma nazionale che deve far capo al ministero dell’Istruzione, il quale, in collaborazione con Regioni, Comuni, e associazioni di volontariato, deve organizzare e coordinare questi corsi”. Corsi, che dovrebbero svolgersi su due livelli: uno di educazione civica per imparare la Costituzione e la legislazione del nostro paese, anche nella lingua d’origine del migrante, e un corso di lingua e cultura coordinato dal ministero dell’Istruzione, coinvolgendo associazioni di volontariato e sindacati.
E’ previsto anche il coinvolgimento delle imprese. Che dovrebbero concedere agli immigrati permessi dal lavoro, da una a tre ore a settimana, per seguire i corsi di lingua. In più, l’organizzazione di corsi di lingua in italiano anche presso le sedi degli Istituti di cultura presenti nei vari paesi stranieri.
Come finanziare tutto questo? Secondo il Pd, tra le fonti, si possono prevedere i contributi pensionistici non riscossi dai lavoratori e le multe comminate ai datori di lavoro che sfruttano gli immigrati senza permesso di soggiorno.La Turco ha espresso poi preoccupazione per la bozza del decreto attuativo per la legge 64 sulla sicurezza, che prevede l’espulsione per chi entro due o tre anni non superi i test di lingua: “Vogliamo evitare di diventare l’unico paese dell’Unione europea che prevede, come motivo di possibile espulsione, la non conoscenza della lingua, che deve essere elemento di unione e non di discriminazione”.

Dal canto suo, Marco Pacciotti, coordinatore del forum sull’immigrazione, ricorda l’appuntamento per la manifestazione Pd di domani “dove troveranno voce e rappresentanza anche le associazione dei migranti”, perché il “punto vero è definire un’altra idea di cittadinanza, essere riconosciuti cioè come persone e come capitale umano”.

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