da Siciliaway: Monti presto alla prova sul nodo Libia

Tra i temi caldi l'immigrazione clandestina, gli scambi commerciali, le acque territoriali, gli investimenti delle imprese italiane nel paese nord africano
 

 

"E' in preparazione una visita a Tripoli che farò con alcuni ministri il 21 gennaio. Vogliamo riattivare il trattato di amicizia con un'ampia serie di contenuti. Siamo in fase di rapido ed approfondito esame dei provvedimenti, per l'Italia la nuova prospettiva di luci ed ombre, ma soprattutto di molte luci, sul fronte mediterraneo medio-orientale è di grandissimo interesse e di speranza". È stata questa la risposta del premier Monti alla domanda postagli durante la conferenza stampa di fine anno e che poneva in risalto la questione immigrazione con particolare accenno alle problematiche che riguardano Lampedusa e la politica dei respingimenti portata avanti dal governo Berlusconi. Una risposta non approfondita, ma che non cela la consapevolezza dell’importanza dell’instaurazione di buoni rapporti con la nuova Libia.
 
 
 
La rivoluzione e il sovvertimento degli equilibri politici e sociali nei paesi nord africani ha avuto come conseguenza più o meno indirizzata quella della partenza di diverse migliaia di magrebini alle volte delle coste italiane. Lampedusa, la Sicilia, l’Italia si sono ritrovate a fronteggiare un’emergenza mai vista prima, senza, è doveroso affermarlo, ricevere un vero sostegno dall’Europa.
 
 
 
Ma l’immigrazione rappresenta solo un tassello, seppur importante, del futuro accordo di amicizia. Ampio spazio, di certo, avrà la questione energetica. La Libia di Gheddafi rappresentava per l’Italia il primo paese fornitore di petrolio e il terzo di gas.  C’è inoltre da proteggere e garantire il lavoro e gli investimenti considerevoli compiuti da imprese italiane, circa 100, nel paese nord africano. In Libia diverse infrastrutture sono state realizzate proprio grazie all’apporto dei capitali italiani.
 
 
 
Altra questione non meno importante riguarda gli scambi commerciali tra l’Italia e la Libia. Se la Tripoli pre-rivoluzionaria era al quinto posto nella classifica dei paesi fornitori dell’Italia, il nostro Paese era e continua ad essere il primo esportatore. Infine c’è la questione delle acque territoriali. Quando i pescherecci, e sono soprattutto siciliani, finiranno di essere sequestrati dalle autorità libiche?
 
 
 
 
 
29 dicembre 2011, 17.45
Andrea Aidala

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