1marzo 2012: Appelloper una mobilitazione nazionale contro il razzismo istituzionale e laprecarietà

1marzo 2012:

Appelloper una mobilitazione nazionale contro il razzismo istituzionale e laprecarietà

 Il primo marzo del 2010 e 2011 in decine di città italiane lavoratorimigranti e italiani hanno scioperato assieme contro il razzismoistituzionale della legge Bossi-Fini,mentre in decine di piazze si sono avuti presidi, cortei einiziative. Lo hannofatto autonomamente, trovando il supporto di tanti lavoratori elavoratrici e di tante RSU. Migliaia di persone hanno manifestato coni migranti, mostrando che anche nella crisi si può lottare insiemeper i diritti di tutti. Ladata del primo marzo è diventata cosìun punto di riferimento importante: anche quest’anno vogliamo chesia un giorno di mobilitazione e sperimentazione di nuove forme dilotta.

Questoè ancora più importante dopo i pogrom di Rom come quello di Torinoe l’uccisione a Firenze di Samb Modou e Diop Mor. Un omicidiorazzista che ha visto una grande reazione il 17 dicembre, guidata damigliaia di migranti scesi in strada a Firenze. E’ora di fare chiarezza e dire che il razzismo non è solo un fenomenoculturale, ma si appoggia su leggi e provvedimenti amministrativi checonsiderano i migranti come braccia da sfruttare o nemici dacombattere.

Ècosì nel contratto di soggiorno per lavoro e nella presenza dei CIE(ex-CPT).

E’stato così nella sanatoria truffa del 2009 e nella logica deiflussi.

E’stato così nella creazione dell’emergenza profughi dopo lerivoluzioni in Nord Africa e nel mancato riconoscimento di fatto deldiritto d’asilo.

Ècosì per i figli dei migranti che, compiuti 18 anni, devonosottostare alle impossibili regole di un permesso di soggiorno perstudio, o diventare subito braccia da sfruttare con un permesso perlavoro.

E’così nel principio di un permesso di soggiorno “a punti” e nellatassasul permesso di soggiorno, che vorrebbe scaricare sul salario deimigranti il costo di queste politiche. I migranti pagano le tasse e icosti della crisi come tutti gli altri lavoratori e lavoratrici e lanuova tassa andrà a sommarsi a tutto questo, a quanto già oggicosta rinnovare il permesso e ai 30 euro che si devonoinspiegabilmente pagare alle Poste.

Senon si punta a cambiare radicalmente questo stato di cose che producegerarchie e clandestinità, denunciare il razzismo diventa un gestoipocrita.

Lacondizione migrante non è separata da quella di tutti gli altri, macon la sua specificità mostra tendenze e dinamiche che cicoinvolgono tutti, in particolare sul terreno del lavoro. D’altrocanto lacondizione dei migranti è diversa da quella di tutti gli altri,perché solo per i migranti la precarietà e la crisi economicapossono portare alla detenzione amministrativa e mette a rischio ilpermesso di soggiorno. Fuorida ogni retorica della solidarietà, quindi, riconosciamo che laclandestinità politica dei migranti e il razzismo istituzionalehanno reso tutti più insicuri. Per questo vogliamo scenderenuovamente in piazza assieme e allargare la mobilitazione contro unaprecarietà sempre più diffusa.

Lelotte portate avanti dai migranti in questi anni hanno insegnato chenon ci possono essere miglioramenti reali senza il protagonismodiretto. Lo sciopero del primo marzo ha fatto vedere in più che èpossibile scioperare al di fuori delle logiche tradizionali, che lalotta sui posti di lavoro può unire là dove le leggi e laprecarietà dividono.

Nellacrisi economica e di fronte a leggi che producono razzismo edivisioni, vogliamo rilanciare un movimento che porti a cambiarequesto stato di cose.Per questo lanciamo una mobilitazione diffusa su tutto il territorio,con iniziative articolate in base alle diverse possibilità ecapacità, che non si esaurisca nella data del primo marzo, nellospirito della Carta dei Migranti approvata a Gorée (Senegal) e sullabase di alcuni principi condivisi:

 Per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, la cancellazione del contratto di soggiorno per lavoro e la chiusura di tutti i CIE in Italia e in Europa;

Per la cittadinanza immediata ai bambini nati in Italia;

No al permesso a punti e a nuove tasse sul rinnovo del permesso di soggiorno;

Per una regolarizzazione generale di chi non ha un permesso di soggiorno, senza truffe e senza produrre altre gerarchie, per il riconoscimento di fatto del diritto d’asilo senza ritardi, lungaggini e discrezionalità;

Contro la precarietà, e per un welfare non basato sullo sfruttamento e l’esclusione di alcuni;

Per costruire insieme uno sciopero di tipo nuovo ancora più grande, capace di unire e cambiare questo stato di cose.

 

 

Peradesioni: primomarzo2010comitati@gmail.com

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