IL NAUFRAGIO DELLA DEMOCRAZIA NEL CANALE DI SICILIA
13/02/2012 13:07 Autore: GIANLUCA NIGRO
La triste, ma emblematica, vicenda che stiamo per segnalarvi avviene nel Marzo 2011 nelle acque del Canale di Sicilia. A darcene conto, con un piglio giornalistico d'inchiesta ormai lontano dai media mainstream italiani, è la RSI, la radiotelevisione Svizzera di lingua italiana. Un reportage a firma di Emiliano Bos e Paul Nicol ricostruisce nel dettaglio la drammatica vicenda del naufragio di una imbarcazione con a bordo 72 migranti, dei quali rimarranno in vita solo 9 persone.Il reportage, dal titolo Mare deserto, ci consegna uno spaccato fatto di miopia e di scaricabarile fra i soggetti coinvolti. La nota più interessante è che l'inchiesta, che oggi è ufficialmente presa in carico dal Consiglio d'Europa, dopo mesi, costringe la Nato ad ammettere di aver ricevuto una richiesta d'aiuto. Questa vicenda avviene proprio mentre in Libia si avvia l'intervento militare per destituire Gheddafi, in nome della libertà e della democrazia.
Verrebbe da di dire che la storia si ripete a volte come tragedia a volte come farsa, anche se qui le tragedie si ripetono secondo lo schema dell'eterno ritorno dell'uguale.
Nel solo 2011, oltre i morti della Concordia, della quale sappiamo praticamente tutto, vi sono stati altri 1500 morti nelle acque del Mediterraneo di persone che cercavano di arrivare sulle nostre coste.
Il giornalista e blogger Gabriele del Grande, in un accurato lavoro di ricerca sulle morti nel mediterraneo ci dice che dal 1998 i migranti morti in mare sono poco più di 18.000: una strage infinita.
In ogni caso la vicenda che qui raccontiamo appartiene ad un sottoinsieme di queste tragedie, quelle in cui vi erano tutte le condizioni perchè non avvenissero. Due precedenti illustri su tutti: la strage di Natale del 1996, emersa grazie al lavoro infaticabile del compianto Dino Frisullo e resa famosa dal giornalista e scrittore Giovanni Maria Bellu nel libro “I fantasmi di portopalo” e l'affondamento della nave albanese Kater I Rades, vicenda che oggi viene ricostruita dal giornalista e scrittore Alessandro Leogrande nel libro “Il Naufragio” -ed feltrinelli.
I tre naufragi, o forse dovremmo dire due naufragi e uno speronamento sono caratterizzati da un ruolo attivo dei governi e degli eserciti governativi.
Ai tempi della strage di Natale gli unici a dare conto del naufragio furono Dino Frisullo e il Manifesto. Qualche tempo dopo, come viene ricostruito in un articolo dello stesso Frisullo sul Manifesto , alla richiesta d'aiuto rivolta al Governo per il recupero dello scafo e delle salme il clima fu questo: “ Ci presero per pazzi e "acchiappafantasmi" non solo ministri e sottosegretari, ma anche i rappresentanti dell’associazionismo che affollava le anticamere del "governo amico" di Napolitano e Livia Turco” (dal manifesto del 20 giugno 2001).
Naturalmente ciò che di concreto vi era da difendere era la linea della frontiera chiusa e l'ipocrisia di scelte politiche in tema di immigrazione che non avevano e non hanno nemmeno oggi nessuna aderenza alla realtà. A maggior ragione questo genere di contraddizione emerse quando l'imputato non era un soggetto qualunque ma direttamente la marina militare italiana che fù accusata dello speronamento di una piccola imbarcazione e provocò una ottantina di morti al largo del canale d' Otranto.
L'inchiesta portata avanti dalla televisione svizzera mostra come la storia si ripeta con l'aggravante, in questo caso, dell'omissione di soccorso, particolare che rende il tutto di una inumanità senza precedenti, oltre ad essere contraria ad ogni etica della gente di mare. Anche se qui si delinea la presenza di una sorta di burocrazia militare inefficiente. Non si era mai giunti, in ogni caso, a individuare responsabilità a livelli così alti. Questo lascia immaginare che la difesa ideologica delle politiche europee in tema di immigrazione e asilo, sotto l'ombrello della Nato, sia strategicamente funzionale alle politiche neoliberiste e che vada difesa ad ogni costo anche quando mostra segni di totale inefficacia, in merito al rispetto dei diritti umani, ma di totale efficacia nel volere mantenere un mercato del lavoro parallelo funzionale alla cinesizzazione del lavoro anche in Europa.
