Accoglienza, in Basilicata 2 Modelli a Confronto

 

    Accoglienza, in Basilicata 2 Modelli a Confronto

Foto Archivio OMB Intervista a Laura Boldrini

(Rosarno 2010)

 

Gervasio Ungolo

 

Sono circa trecento i richiedenti asilo ospitati in Basilicata dopo le vicende della”Primavera Araba”. A un anno circa dai primi sbarchi (marzo 2011), iniziati con l’arrivo dei profughi tunisini e ospitati nelle tendopoli (Centri di Prima Accoglienza) la Basilicata si è trovata coinvolta nell’accoglienza dei Richiedenti Asilo dopo quella riuscita male dei nuovi braccianti raccoglitori di pomodoro.

Giusto sarebbe tenere distinti  i diversi ambiti di intervento, ma la semplificazione operata in questi anni in Italia, da quando e stata investita dai flussi migratori in entrata, non permette di farlo. Così si confondono e si intrecciano le vicende dei migranti in cerca di lavoro con i richiedenti protezione internazionale e i rifugiati con quelli della protezione sussidiaria e quella umanitaria.

Se questo è funzionale ai respingimenti, per cui tutto ciò che è straniero deve rimanere fuori dai nostri confini nazionali a prescindere, non agevola invece, sul piano dell’intervento, chi si vede costretta ad operare. Molto diversi sono i provvedimenti che ad esempio interessano i nuovi braccianti rispetto ai richiedenti asilo.

Pur mancando in Italia una legge quadro che regolamenti tutta la materia della Protezione Internazionale si fa riferimento alla Convenzione di Ginevra (1951) e a Dublino II che danno le linee guida generali.

I questo quadro la Regione Basilicata si deve confrontare con i nuovi richiedenti asilo facendosi carico di una quota di questo nuovo flusso migratorio. Quello che abbiamo assistito fino ad oggi è un susseguirsi di dispositivi da parte del governo centrale che attraverso il sistema di delega dell’emergenza alle prefetture e alla protezione civile ha visto nascere da prima le tendopoli a Palazzo San Gervasio, poi trasformatasi in CIET (Centro di Identificazione e Espulsione), e quindi l’accoglienza in CARA  (Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo) del tutto atipici che in Basilicata ha significato ospitarli in Motel o Alberghi nei migliori dei casi. L’OMB ne ha visitati i due di Matera, un altro è situato a Missanello, un altro a Bella. Molte le notizie di cronache che accompagnano alcune di queste strutture dove i migranti spesso protestano per le condizioni in cui si trovano. A questo modello si aggiunge il progetto di “Accoglienza dal Nord Africa” gestito dall’ARCI Basilicata attraverso  il quale si è potuto operare l’accoglienza diffusa che ha visto coinvolti i primi tre comuni, Rionero, Bella, Avigliano e che si aggiungono a questi altri tre, Melfi, Sasso di Castaldo e Satriano.

In Basilicata quindi si confrontano e convivono due modelli di accoglienza differenti tra di loro che determinano anche rapporti differenti con il territorio. Ad una accoglienza atipica dove vede nascere CARA spesso in strutture che accrescono il disagio dei Richiedenti Asilo a una invece più umana dove gli attori che vi partecipano sono molteplici e vanno dal pubblico al privato al dal terzo settore.

Ai Richiedenti Asilo rientranti nel progetto Emergenza Nord-Africa la provincia di Potenza a anche attivato progetti per i rifugiati (SPRAR). Attualmente beneficiari nella nostra regione in numero di otto.

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