Rosarno, Coca Cola disdice contratto con azienda che sfrutta immigrati

 

 
 

Un’inchiesta della rivista ambientalista britannica The Ecologist, ripresa poi dall’Independent di Londra, si scaglia contro la Coca Cola. La multinazionale americana acquisterebbe infatti dalle aziende calabresi, a bassissimo prezzo, succo d’arancia prodotto dagli agrumi raccolti dagli immigrati, causando indirettamente lo sfruttamento della manodopera africana.

Gli immigrati, che per una giornata intera di lavoro ottengono al massimo 25 euro, raccolgono gran parte delle 870.000 tonnellate d’arance che ogni anno sono colte in Calabria. La maggior parte di questi lavoratori vive in baraccopoli in condizioni pessime ed è alla mercé delle organizzazioni criminali. I migranti pagano i caporali per poter lavorare negli agrumeti calabresi (per lo più intorno alla città di Rosarno). Con le arance raccolte viene prodotto succo concentrato venduto poi alle multinazionali, tra le quali c’è la Coca Cola (che lo utilizza per la produzione della Fanta). Dall’inchiesta emerge che la multinazionale paga 7 centesimi per ogni chilo di succo d’arancia. Un prezzo estremamente basso, che spinge tanti agricoltori locali a lasciare marcire sugli alberi gli agrumi piuttosto che raccoglierli. Di conseguenza gli extracomunitari impiegati sono sottopagati e sfruttati, perché questo è l’unico modo per ottenere un profitto dalla vendita del succo d’arancia alle multinazionali.

Il presidente della Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro, ha dichiarato di aver fatto presente il problema alla Coca Cola: “Il prezzo che pagano le multinazionali non è giusto. Così costringono le piccole aziende dell’area a sottopagare gli operai”. In un comunicato la Coca Cola respinge le accuse: “I nostri principi guida prevedono il rispetto di tutte le leggi locali sul lavoro, comprese quelle dei salari. Controlliamo anche che i nostri fornitori diretti garantiscano tali impegni. Dopo aver esaminato i nostri dati, abbiamo scoperto che il controllo più recente del nostro fornitore a Reggio Calabria risale a maggio 2011. Possiamo confermare che nessuna delle preoccupazioni sollevate è stata riscontrata durante verifiche portate a termine da organi indipendenti. Anche se non possiamo controllare ogni consorzio e ogni contadino, il nostro fornitore di succo ha presentato le dichiarazioni di un ampio numero di consorzi con cui lavora che confermano di rispettare le leggi italiane in materia di lavoro”.

Nonostante le rassicurazioni la multinazionale è corsa ai ripari, disdicendo un contratto con un’azienda di Rosarno. “Dopo le notizie diffuse in queste ultime ore – ha spiegato il sindaco Elisabetta Tripodi- il proprietario di una azienda di Rosarno che si occupa della trasformazione della arance mi ha contattato telefonicamente per comunicarmi che la Coca Cola ha disdetto il contratto per tutelare la sua immagine. Questo significa che ora al danno si aggiunge anche la beffa”. “Se questa notizia verrà confermata – ha aggiunto – la nostra economia subirà un devastante danno. Il vero problema sulla produzione degli agrumi è che gli agricoltori non raccolgono il prodotto perché il prezzo è troppo basso. Questa situazione ha provocato un impoverimento di tutto il settore ed è ovvio che a risentirne siano anche i lavoratori. Se a questo scenario si aggiungono i possibili tagli delle commesse da parte della Coca Cola, allora rischiamo di trovarci in una situazione economica di grande difficoltà”.

Duro don Pino De Masi, responsabile di Libera nella Piana di Gioia Tauro. “Non mi meraviglio che una multinazionale utilizzi le arance raccolte da lavoratori sfruttati per produrre i suoi prodotti. Queste grandi aziende pensano che tutto sia in perfetta regola ma in realtà dovrebbero sapere quanto accade nei nostri territori e le situazioni in cui lavorano queste persone. Bisogna boicottare tutte le multinazionali che sfruttano le situazioni di emarginazione”.

 

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