L’economia tedesca li vuole e gli immigrati pure. Tant’è che nel solo 2011, la Germania ha registrato ben 177 mila nuovi ingressi. La cifra più elevata degli ultimi 15 anni. Un vero e proprio successo specie se si considera che si tratta, come direbbero i francesi, di un’immigrazione “choisie” e non “subie”. La locomotiva d’Europa aveva un gran bisogno di manodopera e non ha avuto difficoltà a trovarla. Obiettivo raggiunto non solo grazie alle tante opportunità di lavoro offerte dalle aziende d’Oltrereno, ma anche ad altri due fondamentali fattori. Da un lato l’ingresso nell’area Schengen nel maggio 2011 di nazioni storicamente legate a Berlino, come la Polonia. Non a caso 1/3 dei nuovi arrivati arriva da Varsavia. Dall’altro, alle intelligenti politiche del Governo su questo fronte. Soprattutto per quanto riguarda la capacità di attrazione di lavoratori stranieri altamente qualificati. Nell’aprile dello scorso anno, infatti, è entrata in vigore la cosiddetta “Anerkennungsgesetz”. Una legge che semplifica le pratiche di riconoscimento del titolo di studio conseguito all’estero e ne riduce l’iter burocratico a un massimo di tre mesi. Apparantemente un piccolo, ma significativo esempio di una strategia lungimirante che la federazione ha messo in atto da oltre dieci anni ormai e che evidentemente ha portato i primi frutti.
