dal Comitato Antirazzista Saluzzese: DISPERDETEVI!
DISPERDETEVI!
Il piano di accoglienza voluto dal comune di Saluzzo per contenere la presenza dei migranti africani in città durante la stagione estiva, è fallito ancor prima di cominciare.
Si pensava bastasse amplificare la voce che non c’è lavoro, che i posti letto disponibili sono pochi e comunque solo a partire da luglio; si pensava che bastasse intensificare i controlli delle forze dell’ordine per impedire che la stazione diventasse, ancora un volta, luogo di arrivo e sosta in attesa di qualcosa di meglio.
A nessuno mai è venuta l’idea di comprendere a fondo il fenomeno, collocarlo in una dimensione un po’ più ampia della nostra piccola ma ricca realtà agricola, a nessuno mai è venuta l’idea di provare a coinvolgere i migranti stessi, parlare con loro, valorizzare il loro punto di vista per trovare soluzioni praticabili e certamente migliori. Conviene trattarli come una categoria astratta, come bambini stupidi, incapaci di esprimere opinioni, idee.
A metà maggio alla stazione ferroviaria dimoravano oltre 40 persone, nelle settimane precedenti alla casa del cimitero sono entrati in 11, altri 15 hanno trovato sistemazione in alloggi del circondario, altri ancora sono sparpagliati sul territorio. Il dormitorio della Caritas anticiperà l’apertura per ospitare 40 persone (ma ha una lista di prenotazione di oltre 65).
I conti non tornano, ed è ancora emergenza!
L’unica via d’uscita presa in considerazione è contenuta nello slogan che più volte abbiamo letto sui giornali nei giorni scorsi: “Disperdetevi! Non c’è posto per tutti”, e a rafforzare il concetto sono arrivate anche le denunce per “bivacco abusivo”. Ancora una volta è una questione di ordine pubblico, di sicurezza e come tale va demandato agli organi preposti farsene carico. Nel caso in cui la dispersione non avvenga (cosa assai probabile) è pronto l’asso nella manica: la prefettura dichiara lo stato di emergenza ed interviene la protezione civile con le tendopoli. Come se si trattasse di una calamità naturale…
In una faccenda già complicata si inserisce la battaglia avviata dal comune contro i tagli alle linee ferroviarie e la chiusura della stazione di Saluzzo: il luogo va ripulito di macerie ed esseri umani per ospitare le iniziative in programma a cui parteciperanno amministratori e politici, televisioni e giornalisti.
Non accoglienza quindi ma respingimento, non favorire una difficile integrazione ma imporre l’esclusione e l’isolamento. Forza lavoro prima ancora che esseri umani.
Intanto ogni giorno i migranti si trovano ad affrontare disagi vecchi e nuovi, soddisfare un qualsiasi bisogno di pura sopravvivenza è sempre un lusso: consumare un pasto caldo o possedere una coperta contro il freddo, lavarsi, fare il bucato, caricare il cellulare in attesa di una chiamata di lavoro che chissà se arriverà. Tutto quello che era sicuro ieri non è sicuro oggi perché il numero aumenta mentre gli spazi e i diritti no, anzi quelli rimpiccioliscono perché essere in troppi è una colpa, un’evidente mancanza di riguardo per chi fa programmazione basandosi su dati incerti e su calcoli di opportunità politica.
Eppure mentre il numero di persone cresce, durante giornate tutte da inventare e con tanti problemi che appena ne risolvi uno ce n’è un altro, la stazione è ancora un posto di fratellanza e di solidarietà, contro ogni spinta alla divisione e alla disperazione, un posto dove gli sguardi si incontrano con lucidità e tenerezza, il poco cibo si divide tra tutti, le preoccupazioni e le speranze di ogni giorno si compensano nell’ascolto e nell’attenzione reciproca.
Si aspetta. Che parta il lavoro, qualche certezza in più, che finiscano le umiliazioni, quelle subdole anche, quelle che infiacchiscono il morale e lo spirito di persone abituate a lottare e intenzionate a difendere sopra ogni cosa la loro dignità e umanità.
Ma se dalla stazione bisogna andare via a tutti i costi, se ha altresì un senso restare a Saluzzo anche solo per qualche misera giornata di lavoro, che fare per vincere il cinismo dei politici e degli impronditori agricoli? Non ci sono facili soluzioni ma inevitabilmente la strada passa per l’autodetrminazione dei migranti, il loro riconoscimento e la solidarietà attiva della società civile.
Perché fuori c’è anche Saluzzo, che non è mai stata tanto piccola.
Comitato Antirazzista Saluzzese
