da Corriere Immigrazione: Nardò, vittoria contro caporalato e sfruttamento

Nardò, vittoria contro caporalato e sfruttamento

 

Circa 20 le persone arrestate in diverse regioni italiane. Le accuse sono di riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell'immigrazione "clandestina", falso in atto pubblico, estorsione e violenza privata
 
ATTUALITA'. Riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione “clandestina”, falso in atto pubblico, estorsione e violenza privata: questi alcuni fra i reati più gravi contestati alle circa 20 persone arrestate ieri in diverse regioni italiane interessate allo sfruttamento del lavoro migrante in agricoltura.
Si tratta soprattutto di imprenditori agricoli operanti nella provincia di Lecce (Nardò), di Reggio Calabria (Rosarno), nel siracusano e a Caserta, ma anche di caporali che svolgevano un ruolo fondamentale nell’intermediazione, sia per organizzare l’arrivo dei braccianti dai paesi di provenienza, soprattutto Tunisia, sia per garantire la gestione repressiva dei lavoratori a cui sottraevano gran parte dei miseri guadagni giornalieri, 20, 25 euro al giorno per turni che arrivavano alle 12 ore. L’inchiesta ha origini lontane, è stata condotta dalla Dda di Lecce e si è avvalsa della collaborazione delle altre procure interessate ma non avrebbe prodotto i risultati auspicati senza le denunce che alcuni lavoratori hanno deciso di avanzare verso i propri sfruttatori. E non è casuale che questa inchiesta sia partita da Nardò, paesino del Salento in cui è massiccia la coltivazione delle angurie e dei pomodori. Nardò è stata teatro, lo scorso anno, di uno sciopero condotto con estrema determinazione dai lavoratori contro padroni e caporali per pretendere migliori salari, ingaggio regolare e condizioni di vita decenti. A detta degli inquirenti gli arrestati erano in grado di gestire giorno dopo giorno gli spostamenti e le zone di assegnazione dei braccianti e di determinare alla fonte la richiesta di braccia. Chi era partito aspirando a un lavoro decente, veniva privato di documenti e dei pochi soldi che aveva e si ritrovava alla mercé dei propri aguzzini, anche il pagamento della giornata a volte diveniva un optional.
 
«L'azione della Dda di Lecce, rappresenta uno straordinario contributo all'affermazione della legalità, condizione essenziale per lo sviluppo del settore, ma anche dell'intera economia pugliese – ha affermato il segretario regionale della Cgil Puglia, Giovanni Forte, -troppo spazio è stato lasciato alle incursioni dei caporali che si contendono il mercato del lavoro in agricoltura con il complice sostegno di datori di lavoro senza scrupoli. Va dato merito alla magistratura di aver fatto emergere la responsabilità diretta dell'impresa agricola che, fino ad oggi, troppo spesso era rimasta al riparo. Se prolifera il sistema dei caporali è perché esistono imprese che vi fanno ricorso. Chi sostiene che la flessibilità in entrata al lavoro sia la condizione per far crescere l'occupazione dovrebbe ricredersi. A meno che non si pensi che lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù possano rientrare nei canoni della normalità. Per questo è necessario che la strumentazione normativa per l'emersione concordata con la Regione Puglia sia resa pienamente operativa. Una strumentazione ingiustificatamente avversata dalle associazioni delle imprese agricole. Quelle stesse associazioni – continua il segretario della CGIL – che l'estate scorsa in occasione della grande mobilitazione di Nardò, arrivarono addirittura a disertare il tavolo convocato in Prefettura, dichiarando l'estraneità dell'impresa a tali fenomeni».
 
Sulla vicenda è intervenuta in maniera ancora più dura il segretario nazionale della Flai Cgil Stefania Crogi, notando come si tratti della prima operazione dopo l'individuazione del caporalato come reato penale. «Questi arresti – ha commentato Yvan Segnet, Coordinatore del Progetto “Gli invisibili delle campagne di raccolta” della Flaì e tra i protagonisti dello sciopero di Nardò – sono stati possibili grazie al coraggio dei lavoratori, grazie alle lotte di Nardò, al lavoro della Flai e ad una legge che finalmente punisce il reato di caporalato. Dello stesso tono le dichiarazioni del segretario del PRC Paolo Ferrero: «La ribellione dei braccianti immigrati, stanchi di subire lo sfruttamento di padroni e caporali, è stata determinante. [..] Spetta ora al governo e al Parlamento garantire a chi si è esposto, denunciando lo stato di schiavitù in cui sono ridotti i lavoratori, un permesso di soggiorno e condizioni di vita e di lavoro degne di questo paese».
 
di Stefano Galieni

 

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