REPORT: Dopo gli Arresti nelle Campagne di Nardò, e non solo, nulla si sa’ ancora su come affrontare l’emergenza di quest’anno. Intanto i Nuovi Braccianti vivono ancora nei casolari abbandonati.
Dopo gli Arresti nelle Campagne di Nardò, e non solo, nulla si sa’ ancora su come affrontare l’emergenza di quest’anno. Intanto i Nuovi Braccianti vivono ancora nei casolari abbandonati.
Gervasio Ungolo – OMB 26 mag 2012
Nulla ancora trapela su come affrontare l’accoglienza di migliaia di braccianti che ogni anno si riversano nelle campagne italiane. Intanto gli arresti di questi giorni a Nardò e non solo ci racconta come vengono arruolati e a che livello le aziende agricole sono coinvolte nella tratta della mano d’opera ma anche come i dispositivi legislativi nazionali di contrasto all’immigrazione hanno fallito.
Siamo tutti d’accordo, in senso positivo, rispetto alle indagini e agli arresti di questi giorni, lo dice Maria Desiderio, coordinatrice delle Bsa (Brigate di Solidarietà Attiva), realtà che da due anni conduce assieme a Finis Terre la Masseria Boncuri, così è chiamata la vecchia masseria nei pressi della zona artigianale di Nardò che da due anni ospita i migranti raccoglitori di anguria: “ è un segnale positivo, nel senso che è un’indagine iniziata nel 2009 e che sicuramente con lo sciopero di quest’anno e le lotte fatte contro i caporali hanno dato un segno positivo non solo perché sono stati arrestati i caporali ma anche Pantaleo Latino che è il proprietario della più grossa azienda di Nardò che produce angurie. Per cui questo è un elemento che fa la differenza”.
“Questo dimostra che tendenzialmente è sempre stato descritto il caporalato come una sorta di processo a se stante e solo interno alle dinamiche dei migranti. In realtà questa inchiesta dimostra ampiamente che è nel sistema funzionale al mondo dell’impresa” aggiunge Gianluca Nigro di Finis Terre tra l’altro autore assieme ad altri e alle stesse Bsa di "Sulla Pelle Viva: Nardò la lotta organizzata dei Braccianti Agricoli" (edizione Derive e Approdi).
Ed è probabilmente proprio a partire dallo sciopero dell’anno scorso a Nardò e il seguire dell’emanazione della legge contro il caporalato che si segna un inizio di cambiamento sulla ricerca dell’attribuzione alla tratta dei lavoratori immigrati e del loro sfruttamento: “Intanto è responsabilità delle aziende, e una cosa in cui noi abbiamo sempre cercato di attrarre l’attenzione. Vedremo il lavoro della magistratura a che cosa porterà. Ora non vogliamo fare di tutta un’erba un fascio, però sicuramente è fondamentale ed è un punto centrale quello della responsabilità delle aziende per quanto riguarda il lavoro nero”, continua la responsabile delle Bsa.
Per Gianluca Nigro il fatto che sia coinvolto nelle indagini non solo il territorio di Nardò ma anche quello di altre regioni “dimostra che tendenzialmente è stato sempre descritto il caporalato come una sorte di processo a se stante e solo interno alle dinamiche dei migranti, in realtà questa inchiesta dimostra ampiamente che è un sistema funzionale al mondo dell’impresa, e il mondo dell’impresa ci sta tutto dentro”.
Intanto rimane ancora disattesa da parte delle autorità la questione relativa all’accoglienza. Sono diverse decine i migranti che oggi sono presenti nelle campagne neritine per la piantumazione dei cocomeri e dei pomodori e che spingono affinché ci sia una politica dell’abitazione adeguata, ma sembra essere ancora incerta la prossima apertura della Masseria Boncuri.
