Più che la fuga dei nostri cervelli, il vero problema dell’Italia è l’incapacità di attrarre quelli stranieri. “Esportiamo” personale altamente qualificato, ma “importiamo” per lo più solo manodopera a bassa specializzazione. Infatti, in base all’ultimo rapporto Cnel-FNG, tra il 1997 e il 2010, sono stati oltre 10 mila, tra medici, ingegneri, fisici e architetti, i professionisti italiani che hanno fatto le valigie per trasferirsi soprattutto in Inghilterra, Germania e Svizzera. All’opposto, si è registrato un significativo aumento nella penisola del numero degli ingressi di lavoratori immigrati a basse qualifiche, provenienti in particolare dall’Europa dell’Est. Romania in testa. Un fenomeno che evidentemente rischia di avere pesanti ripercussioni sulla competitività del nostro paese. Proprio a causa della progressiva perdita di personale in grado di dare servizi ad alto valore aggiunto specie in termini di ricerca e innovazione.
