NARDO’ (Lecce) – Uomini non caporali, questo il titolo dell’incontro che si è tenuto al Chiostro di Sant’Antonio riguardo l’applicazione della legge regionale contro il caporalato e la tutela dei diritti dei lavoratori del comparto agricolo.
Un tema che fa seguito ai recenti arresti di alcuni imprenditori locali per “riduzione in schiavitù dei braccianti e altri reati”, dove la magistratura sta facendo il suo corso.A partecipare all’incontro sono stati Nicola Fratoianni (assessore regionale alle politiche d’inclusione dei migranti), Vincenzo Renna (Assessore comunale all’immigrazione), Antonella Cazzato (segretaria confederale Cgil Lecce), Gianfranco D’Eramo (consulente per i Diritti Umani) e Yvan Sagnet (bracciante e protagonista dello sciopero a Nardò nell’estate 2011) non ha potuto presenziare per problemi personali. Tutte le conclusioni sono state affidate al coordinatore cittadino di Sel, Angelo Cleopazzo ed a moderare il dibattito è stato Stefano Manca, giornalista di BelPaese.
Gianfranco D’Eramo si è soffermato sul codice comportamentale per i diritti umani: un catalogo di 54 diritti da applicare ad ogni individuo di qualsiasi razza, religione, sesso, origine sociale ed economica. I soggetti più vulnerabili sono i lavoratori irregolari, precisando : “I migranti non regolari hanno comunque, diritto alla vita, ad eguali condizioni di lavoro, allo spostamento, alla sicurezza peronsale alla formazione personale e sono proibiti perciò, i lavori forzati e la schiavitù e la discriminazione sul lavoro”.
A tal proposito, Antonella Cazzato ha affermato: “ Mi ha fatto impressione sentire tutti questi diritti che in Italia dovrebbero essere riconosciuti ed invece, sono negati. La Cgil è impegnata per riconsegnare i diritti negati non a caso stiamo sostenendo una campagna “Italia sono anch’io” insieme ad altre associazioni sensibili a queste tematiche”.
Inoltre, l’assessore Vincenzo Renna ha letto un messaggio inviato dal presidente Nichi Vendola per il seguente incontro: “È importante svelare il crimine del caporalato per pulire questa lordura dal mercato perché simili delitti non accadano più”.“Mi dispiace non avere qui con noi Yvan Sagnet – ha dichiarato l’assessore Renna – noi come amministrazione non abbiamo avuto paura di dire No al caporalato. L’anno scorso abbiamo partecipato alla manifestazione No Cap e non è un caso che la lotta sia partita da masseria Boncuri in quanto vuol dire che sia stato un perimetro di confronto anche per richiedere i diritti. A Nardò il gruppo del Sel ha messo in agenda di mettere al primo posto gli ultimi”.
E riguardo all’inchiesta in atto: “Ha scoperchiato un velo di un fenomeno già conosciuto. Ora auspico ad un tavolo tecnico da svolgere con buon senso per l’accoglienza di questi lavoratori migranti. Una cosa è certa, i caporali avranno un nemico in più senza se e senza ma”.
Oltre a ciò, l’assessore regionale Nicola Fratoianni ha evidenziato l’importanza di tenere alto il livello di tensione in senso partecipativo. “L’immigrazione è stata considerata per troppi anni – ha affermato Fratoianni – come un pericolo e gli sbarchi sono subito visti come un’emergenza. La legge Bossi Fini ha rappresentato una legge sul lavoro che ha portato all’arretramento di diritti sul lavoro”.
L’esperienza di Boncuri: “Si tratta di un’esperienza straordinaria e quest’anno il nostro compito è quella di farla ripartire in maniera più forte ed efficace. Dobbiamo lavorare per creare le condizioni opportune di difesa dei diritti con le leggi e strumenti di cui disponiamo e con mobilità ed attenzione politica”.
Eppoi, Angelo Cleopazzo coordinatore del Sel ha ribadito il concetto d’integrazione: “Rappresenta la nostra natura e cultura altrimenti si rischia di cadere nella connivenza con lo schiavismo. In questi giorni abbiamo percepito un muro ostile, poche forze politiche hanno avuto il coraggio di esprimersi su questo fenomeno del caporalato, ormai conosciuto da anni. Si è trattato forse di una levata di scudi per uno spirito di conservazione? Noi da 3 anni facciamo politica di servizio, denunciando le condizioni dei nostri fratelli. L’esigenza è dunque, quella di costruire l’euromediterraneo dei popoli. In che modo? Occorre il diritto di voto, un unico welfare per l’equilibrio dei salari, una riforma agraria e togliere dalle mani della mafia i terreni agricoli”.
Infine, un giornalista del Senegal Mr kennelly ha ricordato : “Noi veniamo per lavorare, è ignoranza dire che veniamo per rubare. Noi facciamo girare l’economia del mondo però, è assolutamente necessario il rispetto dei migranti”.Mani bianche e nere insieme dunque, per lavorare e per vivere.
