da Yalla Italia: Questo è un uomo. Storie sul traffico dei clandestini.http:

 

Questo è un uomo. Storie sul traffico dei clandestini.

http://www.yallaitalia.it/2012/06/se-questo-e-un-uomo/

Questo è un uomo. Storie sul traffico dei clandestini. Dati Articolo La sua voce incanta, la sua bellezza rapisce, la sua nobiltà suggestiona, la sua missione affascina.
È Fatima, la Femme Mémoire, e le parole che racconta attingono al passato. Si definisce come “colei che ha il dono della parola e racconta storie degli altri.

Le storie di chi ha vissuto nel tempo che non c'è più e quelle di chi vive il nostro stesso tempo. Sono quella che voi chiamate una Griot. Il nome Griot viene dal portoghese. Significa Criado, servo. Mio padre e tutti i suoi padri, dal loro tempo al tempo delle prime voci, hanno servito i Re. E io sono l'ultima a farlo, della mia famiglia. Vengo dalla grande città di Dakar, in Senegal. Ho viaggiato molto.

Ho visto tutti i grandi fiumi della mia terra”. Si presenta davanti alla sede del Corriere della Sera, nel cuore della città di Milano, nel cuore delle notizie.
Fatima incontra Paolo Ventimiglia, un giornalista, e gli riporta le notizie tanto attese di un suo collega, Osea Boucouba, che la donna ha incontrato e conosciuto in Libia, al campo di Kenafra. Boucuouba, giornalista italiano, figlio di un’immigrata somala e un immigrato nigeriano, due anni prima aveva lasciato la sua città per curare un reportage entrando come clandestino in un centro di permanenza temporanea.
Inviato speciale del giornale, aveva deciso di dedicarsi a un servizio più impegnativo: aveva scelto di perdersi nel cuore di tenebra della clandestinità dall’Africa all’Italia per raccontarlo.
E aveva insistito col direttore e i colleghi rilevando di avere un vantaggio rispetto agli altri: essere di colore, elemento che avrebbe facilitato la sua infiltrazione. Una vera e propria missione di cui il giornalista aveva organizzato ogni più piccolo dettaglio. Senza calze e senza documenti entra nel vivo del suo personaggio e trova dapprima un lavoro (in nero, naturalmente) ad Alcamo, poi in direzione di Agrigento come manovale.

Ecco le sue parole:Avevo saputo che un grosso cantiere, impegnato nella costruzione di una superstrada, cercava dei manovali da assumere. Uomini di fatica, pensai, altro che manovali! Ma accettai, come gli altri. Ero curioso di capire come si potesse avere la sfrontatezza di usare del personale irregolare in un appalto pubblico. Dei senzapermesso. Un dubbio ingenuo, il mio, ancora pieno del mio mondo, e vuoto del mondo che avrei incontrato.

Un giorno accade un qualcosa di talmente rilevante che i carabinieri, in forza, intervengono. A Boucouba e agli altri senza permesso è comunicato che sarebbero stati rimpatriati.
Sono tutti separati, donne e bambini da una parte, uomini dall’altra. Inizia così un lungo viaggio, in mezzo al Mediterraneo, nutrito da timori e animato da inumanità. Caricati sui gommoni, sono trasferiti a Tripoli per poi giungere al campo di Kenafra, dove la sicurezza è un’ossessione, mantenere l’ordine è il primo dei problemi, per gli aguzzini e per le vittime.
Il collega di Boucouba, Ventimiglia, conduce le sue verifiche, si reca al Ministero dell’Interno, al Ministero degli Esteri e all’Ambasciata libica. Non risulta il suo nome, anche se “Non sarà un nome a stabilirlo. Le identità non contano, in questa storia, e non vi è alcuna differenza tra il vero e il falso”.

Nessuna traccia, se non la verità della memoria di Fatima che riporta ogni singola parola che Boucouba le aveva rivolto.
È grazie a lei che nasce così il reportage che viene impaginato e pubblicato, preceduto da un editoriale dal titolo Questo è un uomo. Un reportage in cui si fa luce sul traffico dei clandestini, sull’unione Europea, i trattati internazionali, l’Italia e la Libia, i patti bilaterali, la vigilanza in mare, i respingimenti.

Eppure questa è una storia di finzione. Come dichiara l’autore, Davide Camarrone, “non è mai accaduto, è possibile che accada, forse accade in questo momento”. Dal suo libro è nata una trasposizione teatrale (da cui sono state riprese le battute), Ritorno all’inferno, Drammaturgia e regia di Francesco T. Di Maggio, per il progetto “Il Futuro è la Memoria”, Liceo S.S. “Alessandro Volta”- Milano – 2012.

Trasposizione teatrale la cui scena iniziale vede il susseguirsi di un coro di memorie: la memoria della storia, di Dio, dei campi di concentramento, della libertà, della bellezza, della dignità, della carità, della pietà, della giustizia, della speranza del dolore, dell’amore, del coraggio e della pace.

 

 

 

 

 

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