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NARDO’ (Lecce) – Ormai si va verso l’ufficialità: masseria Boncuri non riapre. La chiara indicazione è emersa ieri in sede di Consiglio territoriale per l’immigrazione alla Prefettura di Lecce.
Sembra una maledizione, ma così è. Sì, così è nell’anno delle manette ai presunti caporali e alle aziende che per anni li avrebbero assoldati. Il Riesame, per l’amarezza dei lavoratori, abbatte l’accusa di riduzione in schiavitù, ma non quella di associazione. Eppure la masseria è ancora chiusa.
Da oggi, come da qualche giorno, i braccianti extracomunitari a Nardò per la raccolta di angurie e pomodori, andranno a dormire sotto gli alberi di ulivo. Ritorno al passato, salto indietro di tre, quattro anni. Perchè? Solo organizzazioni sindacali e volontari si pongono la domanda. Confagricoltura e Coldiretti dicono “c’è poco lavoro”, conseguenze non c’è bisogno dell’ingente flusso di manodopera giunto nel Salento gli scorsi anni. Anche ieri, la questione Boncuri è naufragata inesorabilmente sotto i colpo di un tavolo che entusiasmato non ha. Anzi. Un passo avanti in effetti lo si è fatto. “E’ stato presentato e illustrato alle organizzazioni sindacali datoriali e dei lavoratori il protocollo d’intesa relativo all’avviamento al lavoro della manodopera impiegata nelle fasi di raccolta delle produzioni ortofrutticole stagionali di Nardò, ratificato in sede di conferenza provinciale permanente della Pubblica amministrazione, cui hanno aderito, al momento, sette aziende con altri 120 lavoratori. Tra le aziende firmatarie, le stesse che rappresentano l’80% del comparto, c’è anche Latino. Avete capito bene: proprio l’azienda coinvolta nell’inchiesta “Sabr” innescata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce portata a compimento lo scorso 22 maggio con 22 arresti.
Qual è la soluzione? Perché abilitare le liste di prenotazione? A Nardò serve una base, un alloggio, un posto dover poter riposare e nondimeno comunicare, a vari livelli. Non ci sarebbero le condizioni per riaprire la masseria, anche per problemi di ordine sicurezza è stato detto. Ma è più sicuro far dormire le persone sotto gli alberi? E come mai non proprio quest’anno non ci sarebbero le condizioni per riaprire la struttura, se la disponibilità economica è addirittura tripla rispetto all’anno scorso? Al momento sembra che ci si stia preoccupando del lavoro non quanto delle condizioni di impiego e di vita di chi deve lavorare. Cosa si intende dunque per accoglienza?
“Attraverso il protocollo d’intesa si tende – si legge sulla comunicazione della prefettura relativa al Consiglio territoriale – a favorire il giusto equilibrio tra domanda e offerta di lavoro per evitare illecite intermediazioni della manodopera che rappresentano il prerequisito del noto fenomeno del caporalato. Al riguardo – si legge – le associazioni di volontariato, le organizzazioni sindacali di categoria, le associazioni datoriali e dei lavoratori, nonchè gli enti locali presenti sono stati sensibilizzati a favorire la campagna di informazione per l’iscrizione nelle liste di collocamento da parte dei lavoratori, unitamente all’invito alle aziende operanti nel settore di attingere da tale serbatoio. Inoltre – conclude il comunicato – si è preso atto del carattere sperimentale, perchè unico in Italia, del detto protocollo che è limitato alla stagione estiva e nell’ambito territoriale, riferendosi all’area del nord-ovest del Salento.
“Ma – si chiede la Flai Cgil – come facciamo a veicolare il messaggio, a far leggere il protocollo ai lavoratori se non si dispone di masseria Boncuri? Stiamo incontrando moltissime difficoltà – spiega il segretario Antonio Gagliardi – per svolgere qualsiasi attività, perchè, senza disporre di Boncuri, i lavoratori sono sparsi sul territorio. Non è facile reintracciarli tutti”.
