da Notizie Radicali: Valanga di ricorsi contro l’Italia a Strasburgo. In carcere un suicidio ogni cinque giorni. L’inferno dei CIE

Valter Vecellio

Valanga di ricorsi contro l’Italia a Strasburgo. In carcere un suicidio ogni cinque giorni. L’inferno dei CIE

 

 

 

 

23-07-2012

 

 

Trattamento "inumano e degradante" dei detenuti in carceri sovraffollate e non attrezzate. Se l'Italia non corre ai ripari, questo rischia di diventare prossimamente uno dei più rilevanti motivi di condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, riferisce l’“Ansa” da Strasburgo. E’ la denuncia della “peste italiana” che si fa europea, come da sempre denunciano Marco Pannella e i radicali. Una “non-notizia”, a quanto pare.
"Attualmente pendono alcuni ricorsi, anche se non molti, di detenuti troppo malati per restare in carcere, mentre quelli legati al poco spazio a disposizione in cella sono circa 1.200", dice una fonte ufficiale della Corte. Già ora, a causa delle cattive condizioni di detenzione, la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia quattro volte in quattro anni, ricorda sempre l’“ANSA”. L'ultima martedì scorso, e un'altra volta, condanna definitiva, giovedì: per aver violato l'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, che sancisce che nessuno può essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti; con una motivazione che fa amaramente sorridere: l’Italia non sarebbe venuta meno ai suoi obblighi “volontariamente”, ma per "inerzia e mancanza di diligenza". La Corte di Strasburgo in questo modo ha voluto sottolineare, si chiarisce, “le difficoltà e la lentezza finora incontrate dall'Italia a trovare una soluzione al problema carcerario, e che non lasciano ben sperare per il futuro, dato l'altissimo numero di ricorsi pendenti a Strasburgo”.
Simbolico ed emblematico il caso di Franco Scoppola, caso per cui la Corte ha inflitto due delle quattro condanna all'Italia: la prima, arrivata nel giugno del 2008, e la seconda la settimana scorsa, per averlo tenuto in carcere nonostante medici e magistrati avessero appurato che la detenzione gli impediva le necessarie e adeguate cure, e anzi aggravava la sua situazione già pesantemente compromessa. Scoppola doveva essere subito trasferito in una struttura sanitaria adeguata o messo agli arresti domiciliari, ma sono occorsi più di tre anni perché questo accadesse. Da qui la nuova condanna arrivata dalla Corte, che sottolinea come dal 2008, anno della prima sentenza, le autorità italiane non hanno fatto alcun passo formale per dimostrare di aver risolto il problema.

Altro nodo messo in evidenza sia dal caso Scoppola che da quello di un altro detenuto, Salvatore Cara-Damiano, per cui l'Italia ha subito una delle altre condanne, è l'indeguatezza anche di quelle strutture carcerarie in teoria specializzate nella detenzione dei malati gravi come il carcere di Parma (dove entrambi erano detenuti), preposto ad accogliere carcerati con problemi motori e a offrire cure adeguate per i casi più difficili.

La mala sanità in carcere si lega all'altro grande problema dell'Italia e causa di condanna da parte di Strasburgo, ossia il sovraffollamento nelle prigioni contro cui i radicali proprio questa settimana hanno condotto una campagna. La Corte ha condannato l'Italia già una volta nel 2009 per il caso di Izet Sulejmanovic, detenuto in una cella in cui aveva a disposizione meno di 3 metri quadrati quando secondo gli standard internazionali dovrebbero essere 7. Alla Corte, però, ora pendono più di mille ricorsi di detenuti, che lamentano ugualmente celle non in linea con gli standard e altri disservizi, come la mancanza di acqua calda nelle docce. Il Governo italiano lo scorso novembre ha presentato a Strasburgo il piano carceri per dimostrare che sta agendo in modo da non essere nuovamente condannato. Il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, organo incaricato di verificare se gli Stati membri rispettano le sentenze della Corte, ha però chiesto a Roma di dimostrare con i numeri come questo piano ridurrà il sovraffollamento, e di specificare se i magistrati, che adesso possono risarcire i detenuti per mancanza di spazio nella cella, hanno anche il potere di migliorare effettivamente la loro condizione detentiva. Strasburgo valuterà di nuovo la questione a settembre.

 

 

 

 

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