Inchiesta sui Nuovi Braccianti a Saluzzo (Al) a cura del Comitato Antirazzista Saluzzese
«Possiamo essere leghisti, razzisti, aperturisti… l'immigrazione viene nella stessa misura, non cambia niente.
La presenza degli stranieri, che oggi in Italia si aggira sui 4 milioni e mezzo di persone, è destinata a raddoppiare nell'arco di una generazione. Abbiamo sbagliato i conti negli anni '80: avevamo paura del numero. Non sapevamo che un'immigrazione al 20-30% si regge se gli italiani hanno la testa per reggerla e se gli stranieri vengono aiutati a capire dove si trovano, a fare delle scelte.
Grande è il disorientamento dell'immigrato: ma quando trova qualcuno che lo ascolta, che lo aiuta a camminare verso l'autonomia, é felice».
(dall’incontro con don Fredo Olivero organizzato da Caritas e Comune di Saluzzo il 24 febbraio 2012 “Immigrazione tra accoglienza e intolleranza. esperienze a confronto”)
L’inchiesta che abbiamo realizzato è il tentativo di fotografare il più oggettivamente possibile il fenomeno della migrazione stagionale che sta interessando il territorio saluzzese in quanto forte centro di produzione agricola e pertanto polo di attrazione per potenziali braccianti.
Abbiamo ristretto il campo di indagine alle persone africane, provenienti da varie zone d’Italia, che giungono a Saluzzo in maniera destrutturata, guidati unicamente da due fattori: il bisogno di lavorare e la conoscenza della richiesta di lavoro stagionale in questo territorio. Sono le persone che conosciamo meglio e maggiormente “visibili” in città.
La migrazione “lavorativa” nel saluzzese ha origine nell’estate 2009, in seguito all’inizio della crisi nel settore industriale, soprattutto nell’Italia nord-orientale, che ha avuto come conseguenza il licenziamento o il mancato rinnovo del contratto di molti lavoratori stranieri i quali, per tipologie di contratto e mansioni svolte, rappresentano la fascia più debole nel mercato del lavoro.
I FATTI FINO A OGGI
Il “Progetto accoglienza” elaborato in primavera dal tavolo operativo voluto dal comune di Saluzzo prevedeva di mettere a disposizione dei braccianti africani 80 posti letto a partire dal 1° luglio, sulla base della previsione del fabbisogno di manodopera fornita dalla Coldiretti. Tale progetto escludeva l’utilizzo dell’ex magazzino della stazione ferroviaria come ricovero (anche temporaneo) per i migranti, al fine di segnare una netta soluzione di continuità rispetto agli anni passati. Parte del progetto, inoltre, era la campagna informativa sul (presunto) andamento negativo della stagione della raccolta a causa delle gelate e della batteriosi dei kiwi, nonché sul numero limitato dei posti letto.
Gli 80 posti erano disponibili presso il dormitorio Caritas (40), la ex casa del custode del cimitero concessa dal comune (15), il rimanente in alcuni comuni del circondario.
L’arrivo anticipato dei migranti a causa della crisi economica e della pessima stagione di raccolta nelle regioni dell’Italia del sud (a Rosarno in particolare dove moltissimi si erano recati dopo aver lasciato Saluzzo al termine della raccolta dei kiwi) ha preso in contropiede tutti e messo in discussione i presupposti del “Progetto accoglienza”.
A fine marzo c’è stata l’occupazione della ex casa del custode del cimitero ad opera di 15 migranti, ad aprile la stazione è andata affollandosi e il comune è stato costretto ad aprire la casa del cimitero a inizio maggio per tamponare la situazione; durante il mese, nonostante le denunce dei carabinieri per occupazione, la stazione è diventata nuovamente luogo di approdo, incontro e sosta per i migranti sempre più numerosi e accampati all’esterno dell’ex magazzino; a inizio giugno la Caritas ha quindi anch’essa anticipato l’apertura del dormitorio per 40 persone. Ma gli arrivi sono continuati regolari. La Prefettura di Cuneo, su sollecitazione del sindaco di Saluzzo, ha dichiarato dunque l’emergenza e “costretto” tutti i comuni del circondario a farsi carico del problema. Il 15 giugno è avvenuto quello che il sindaco ha chiamato “trasloco condiviso”, ovvero l’allontanamento dei 97 migranti africani dalla stazione e la loro delocalizzazione a Saluzzo presso il Foro Boario e nei comuni di Costigliole, Verzuolo, Lagnasco, Scarnafigi, Castellar e Revello, ognuno dei quali ha affrontato il problema in modo diverso.
A tempo di record l’ex magazzino della stazione è stato clamorosamente abbattuto, l’area ripulita dalle macerie e transennata. I nuovi arrivati hanno dovuto trovare sistemazioni di fortuna.
In tutti questi mesi il comitato antirazzista ha svolto un ruolo attivo di sostegno ai migranti e di coinvolgimento della società civile, fornendo aiuti concreti (cucina, cibo, coperte, biciclette, scarpe e vestiario), organizzando attività di sensibilizzazione e integrazione, fornendo aiuto medico, legale e sindacale.
Particolarmente significativa l’esperienza del camper informativo avviata il 24 maggio presso la stazione ferroviaria e continuata al Foro Boario. Da questa esperienza nasce l’idea di una inchiesta per fotografare l’esistente al 1° luglio. Potrà essere interessante raccogliere gli stessi dati al termine della stagione estiva per avere spunti di riflessione sulle dinamiche migratorie attuali, sull’andamento del mercato del lavoro stagionale e per elaborare piani di accoglienza realistici.
Informazioni generali sui migranti africani presenti a Saluzzo
Alla data del 1° luglio risultano presenti nel saluzzese 215 migranti africani, arrivati a partire da fine marzo per cercare lavoro come braccianti agricoli. Provengono da 14 diverse nazioni: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea Konakry, Liberia, Mali, Mauritania, Marocco, Senegal, Sudan, Togo, Tunisia.
Sono suddivisi in 14 gruppi di persone ognuno dei quali ha numeri e sistemazione abitativa differente (dalla persona singola ai 44 del dormitorio Caritas).
113 migranti risultano a Saluzzo per la prima volta; dalle affermazioni di molti risulta invece elevato il numero delle persone che quest’anno non sono tornate in città.
132 persone sono a Saluzzo, 83 negli altri comuni.
27 affermano di lavorare alla data del 1° luglio, 26 nel settore agricolo e 1 in altro settore; tra questi 19 lavorano con contratto regolare e 7 in nero nel settore agricolo, 1 in nero in altro settore.
Tabella riassuntiva
|
Campo |
n. persone presenti al 1° luglio |
nazionalità |
n. persone presenti per il primo anno a Saluzzo |
Settore agricolo
Con contratto |
Settore agricolo
Senza contratto |
Altra occupazione
Con contratto
|
Altra occupazione
Senza contratto |
|
Casello Costigliole |
4 |
Guinea, Mali, C. d’Avorio |
2 |
|
2 |
|
|
|
Mini alloggio Parrocchia Costigliole |
3 |
C. d’Avorio, Burkina Faso |
– |
1 |
|
|
|
|
Verzuolo, campo sportivo |
10 |
Mali, Guinea K. C. d’Avorio, Liberia |
7 |
1 |
|
|
|
|
Lagnasco, alloggio via Mattona |
8 |
Mali, C. d’Avorio, Burkina Faso |
4 |
8 |
|
|
|
|
Lagnasco, cimitero |
19 |
Liberia, Mali, C. d’Avorio, Burkina Faso, Guinea K. Sudan |
19 |
|
|
|
|
|
Scarnafigi, casa parrocchiale |
17 |
C. d’Avorio, Mali, Burkina Faso, Guinea K. |
13 |
|
|
|
|
|
Saluzzo, ex casa del custode del cimitero |
14 |
C. d’Avorio, Guinea, Mali |
4 |
1 |
|
|
1 |
|
Saluzzo, Foro Boario Outdoor |
38 |
C. d’Avorio, Mali, Guinea, Burkina Faso, Senegal, Togo, Ghana, Gambia, Liberia |
10 |
|
|
|
|
|
Saluzzo, Foro Boario |
36
|
C. d’Avorio, Guinea K. Togo, Burkina Faso, Togo, Marocco |
29 |
|
|
|
|
|
Saluzzo, dormitorio Caritas |
44 |
Mali, C. d’Avorio, Burkina Faso, Guinea, Mauritania, Togo, Benin |
11 |
3 |
4 |
|
|
|
Castellar, area camper
|
8 |
C. d’Avorio Burkina Faso |
6 |
|
1 |
|
|
|
Castellar, alloggio del comune |
1 |
Burkina Faso |
|
1 |
|
|
|
|
Revello, ex scuola di S. Firmino |
8 |
Tunisia, Mali, C. d’Avorio |
5 |
|
|
|
|
|
Martiniana, alloggio in affitto |
5 |
Burkina Faso, Benin, C. d’Avorio |
3 |
4 |
|
|
|
|
Totale |
215 |
Guinea K. Mali, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Benin, Tunisia, Senegal, Togo, Ghana, Gambia, Liberia, Sudan, Mauritania, Marocco |
113 |
19 |
7 |
|
1 |
Informazioni sulle unità abitative
Il 1° luglio i 14 gruppi di migranti sono suddivisi in unità abitative delle seguenti tipologie:
– 9 edifici in muratura – ex scuola San Firmino Revello, ex casa custode cimitero Saluzzo, casa parrocchiale Scarnafigi, ex casello Costigliole, alloggi a Lagnasco (privato), Martiniana (privato), Costigliole (parrocchia), Castellar (comune), dormitorio Caritas – ;
– 4 tende (Saluzzo Foro Boario, Castellar, Lagnasco, Verzuolo)
Un gruppo, costituito da 38 persone, si trova nel comune di Saluzzo ed è privo di una soluzione abitativa.
Tra tutte le sistemazioni analizzate solo una (Martiniana) è un alloggio con contratto di locazione regolare a carico degli inquilini.
Tabella riassuntiva
|
|
Tipologia di abitazione |
N. persone |
Servizi igienici |
Docce |
Acqua calda |
Corrente elettrica |
Letti |
Cucina |
|
Costigliole
|
Ex-casello |
4 |
1 |
1 |
si |
si |
si |
si |
|
Costigliole
|
Alloggio della parocchia |
3 |
1 |
1 |
si |
si |
si |
si |
|
Verzuolo -Campo sportivo |
3 tende |
10 |
1 |
1 |
si |
si |
si |
si |
|
Lagnasco -via Mattone |
Alloggio presso il datore di lavoro |
8 |
1 |
2 |
si |
si |
si |
si |
|
Lagnasco- Cimitero |
3 tende |
19 |
2 |
2 |
si |
si |
si |
si |
|
Scarnafigi |
Casa parroc-chiale |
17 |
3 |
3 |
si |
si |
si |
si |
|
Saluzzo |
Ex casa del custode del cimitero |
14 |
2 |
2 |
si |
si |
si |
si |
|
Saluzzo- Foro boario |
Tendone |
36 |
6 (di cui 3 chimici) |
1 |
si |
si |
si |
si |
|
Saluzzo -Caritas |
Dormitorio |
44 |
6 |
6 |
si |
si |
si |
si |
|
Castellar- Area camper |
Tende |
8 |
1 |
1 |
no |
si |
si |
si |
|
Castellar |
Alloggio del comune |
1 |
1 |
1 |
si |
si |
si |
si |
|
Revello- San Firmino |
Ex- scuole |
8 |
1 |
1 |
no |
si |
si |
si |
|
Martiniana |
Alloggio in locazione |
5 |
1 |
1 |
si |
si |
si |
si |
Considerazioni finali
- L’inchiesta mostra che il 1° luglio, data pensata come inizio dell’accoglienza, nel Saluzzese sono presenti 215 migranti, a fronte degli 80 presi in considerazione dal Progetto Accoglienza.
La realtà ha costretto le parti coinvolte nel Progetto a dover rivedere le previsioni fatte e ad avviare l’accoglienza sulla base delle presenze effettive sul territorio.
L'accoglienza è stata ripartita tra 7 comuni e la Caritas e ha comportato una grande diversità nelle soluzioni adottate. Le situazioni di ospitalità delle diverse municipalità soddisfano, nella maggior parte dei casi, i bisogni primari dei migranti. Alcune situazioni risultano tuttavia insufficienti in questo senso: può essere considerato risultato di un percorso di progettualità il predisporre una sola doccia per 36 persone al Foro Boario? Oppure ancora non appare certo adeguata la casa dell'ex custode del cimitero che versa in condizioni fatiscenti.
A distanza di tre anni dall’avviamento di un tavolo di lavoro sulla questione Migrazione-Lavoro stagionale, continua a ripresentarsi un approccio di carattere emergenziale che limita la dimensione di ascolto dell’individuo, punto di partenza obbligato per l’avvio di un discorso di reale inclusione sociale, la quale dovrebbe mirare all’autonomia e all’autodeterminazione degli individui.
- Dei 215 ragazzi, 102 erano già stati a Saluzzo negli anni scorsi, mentre i restanti 113 sono venuti a Saluzzo per la prima volta quest’anno; questi numeri parlano di una crescita delle presenze sul territorio dovuta all’aumento della conoscenza, tra i migranti, del saluzzese come centro di produzione ortofrutticola e di richiesta di manodopera stagionale.
Il nome di Saluzzo va dunque ad aggiungersi a molti altri centri italiani come Rosarno, Nardò, Foggia, Castelvolturno… i quali sono diventati i punti di connessione di una rete di spostamenti interni all’Italia, manifestazioni di un fenomeno di carattere nazionale.
A fronte di questo aumento di presenze va tuttavia considerato che molti migranti passati nel Saluzzese negli anni scorsi non vi hanno poi fatto ritorno, principalmente per aver trovato occupazioni altrove, per non aver trovato un’occupazione nel saluzzese o ancora per aver scelto, dopo anni di migrazioni interne al territorio italiano con scarsi risultati, di tornare definitivamente nel paese d’origine.
- Dei 215 migranti, 132 si trovano nel comune di Saluzzo, mentre 83 sono dislocati nei comuni limitrofi. Questo dato chiarisce una distinzione di ruoli e responsabilità: Saluzzo svolge, per ovvie ragioni di centralità, il ruolo di fornitore dei servizi, mentre gli altri comuni rappresentano la meta ultima dei migranti in quanto potenziali luoghi di lavoro.
Saluzzo è il luogo in cui la migrazione approda: gli ultimi arrivati (i 38 privi di sistemazione, in questo specifico momento) si trovano infatti tutti nel comune di Saluzzo; gli altri comuni vedono invece arrivare, in un secondo momento, gruppi ridotti di persone, spinti dall’esigenza lavorativa.
Ne deriva una diversificazione di responsabilità di ogni comune in base al ruolo che si trova a ricoprire all’interno del fenomeno:
-Saluzzo risulta, nella fase iniziale degli arrivi, unico interlocutore nei confronti del fenomeno, in merito alla questione abitativa e in seguito rimane luogo di riferimento per la vita sociale (assistenza medica, consulenze e ricerca lavoro tramite agenzie, acquisto dei generi di prima necessità, incontri con la comunità religiosa di appartenenza).
-Gli altri comuni entrano in gioco solo nella fase riguardante il lavoro (ricerca e svolgimento effettivo); è a questo punto che, anche in merito alla problematica abitativa, dovrebbe emergere la responsabilità dei singoli comuni “agricoli” insieme ai datori di lavoro, nell’applicazione dell’ospitalità ai braccianti presso il luogo di lavoro, responsabilità prevista, per legge, solo nel caso dei flussi e di conseguenza poco applicata in tutti i casi presi in considerazione in questa analisi.
- Per quanto riguarda il lavoro, il 1° luglio le persone che lavorano sono 27 su 215: questo numero evidenzia una limitata richiesta di manodopera agricola nel periodo primaverile; va rimarcato però che ci troviamo nella fase immediatamente precedente all’inizio della raccolta delle pesche (che rappresentano, insieme alle mele e ai kiwi, la fetta più grossa delle coltivazioni saluzzesi), è quindi un momento di ricerca, di contatti con gli imprenditori e di promesse di lavoro piuttosto che di lavoro vero e proprio.
In conclusione si può dire che la migrazione stagionale verso Saluzzo è generata dai contatti diretti dei migranti con alcuni datori di lavoro e dalla generica conoscenza di una richiesta di manodopera, ma non è regolata da criteri oggettivi. Essa va inquadrata in un contesto nazionale più ampio e non considerata semplicemente come una grana estiva da affrontare nel nostro piccolo angolo di Italia.
A fine stagione sarà interessante indagare quante persone sono rimaste a Saluzzo, quante hanno effettivamente lavorato e a quali condizioni. Ben sapendo che ci sono i contratti regolari e il lavoro nero ma soprattutto una ampia “zona grigia” con sfumature diverse comprese tra questi due estremi.
PUNTO INFORMATIVO SANITARIO
L'obiettivo del punto informativo itinerante è quello di fornire
informazioni sulle modalità di accesso all'assistenza sanitaria,
evidenziando le possibilità concrete presenti sul territorio,
facilitando la comprensione degli adempimenti burocratici e
indirizzando, quando necessario, ad un percorso di diagnosi e cura
appropriato per le problematiche presentate, tenendo conto degli
eventuali oneri economici.
Durante i primi cinque incontri settimanali si sono presentate in
media venti persone ad incontro; in alcuni casi le stesse persone si
sono ripresentate più volte.
Sin dal primo incontro si è manifestata la necessità di un punto di
riferimento che rendesse le informazioni centralizzate e
semplificate. Rispetto all'accesso ai servizi sanitari territoriali sono
state evidenziate le seguenti problematiche:
• l'iscrizione presso un medico di medicina generale del
territorio è complicata dalla situazione precaria alloggiativa e
contrattuale, dai frequenti spostamenti di domicilio e dall'iter
burocratico.
• Le visite e le prestazioni occasionali presso i medici di medicina
generale territoriali risultano inaccessibili nella pratica in
quanto, almeno teoricamente, a pagamento.
• Il ricorso alla guardia medica avviene soprattutto per la
prescrizione di farmaci continuativi ma il servizio non ha la
funzione dell'assistenza di base in quanto non può provvedere
al follow up, né fornire approfondimenti diagnostici.
• Il pronto soccorso viene in alcuni casi utilizzato per sopperire
alla carenza di assistenza primaria per quanto riguarda gli
eventuali approfondimenti diagnostici ma, oltre che
inappropriato, il ricorso al servizio di emergenza non garantisce
una presa in carico continuativa in particolare per quanto
riguarda le patologie croniche o i disturbi ricorrenti.
I migranti hanno mostrato di apprezzare la presenza continuativa di
un medico di riferimento all'interno del punto informativo; in
particolare l'instaurarsi di una relazione umana di fiducia ha
consentito loro, almeno in parte, di esprimere dubbi e paure rispetto
al proprio stato di salute; l'ascolto e la presa in carico gratuita dei
bisogni sanitari hanno permesso la risoluzione dei disturbi minori che
non necessitavano di approfondimenti, in una situazione altrimenti
precaria, di grande incertezza e disagio.
La maggior parte dei migranti che si sono rivolti a noi è di giovane
età e discrete condizioni di salute, ma è presente anche una
minoranza di età superiore o con patologie già diagnosticate in
trattamento .
Le problematiche di salute che ci hanno sottoposto inizialmente
erano collegate alle condizioni ambientali, alimentari ed igieniche, con
una prevalenza di infezioni delle vie aeree superiori, disturbi del
tratto digerente, insonnia, dolori muscolo-scheletrici, cefalea,
astenia. Successivamente, mutate le condizioni ambientali ed anche,
in parte, quelle alimentari, si sono presentate problematiche di vario
tipo come ad esempio rino-congiuntiviti allergiche, dermatiti, dolori
osteo-articolari da trauma.
Nell'ambito delle consulenze sono state fornite anche informazioni
generali sulla prevenzione dei vari disturbi e sulle norme alimentari e
comportamentali da seguire nei casi di disturbi particolarmente
frequenti quali la dispepsia, la gastrite e il reflusso gastro-esofageo.
Infine, come dimostrato da altre esperienze simili, seppur
maggiormente strutturate quale ad esempio il “Camper per i diritti
umani” dell'associazione Medici per i Diritti Umani a Roma e Firenze,
la promozione del diritto alla salute nei gruppi di popolazione
vulnerabili per status sociale e sradicamento geografico e culturale,
non può prescindere da un rapporto di fiducia reciproca basato
sull'accoglienza e sul rispetto della dignità umana.
REPORT LEGALE
Come premessa di carattere generale abbiamo constatato la non semplice modalità di approccio e di gestione delle questioni legali nel contesto “giovedì col camper”. I ragazzi ci confondono spesso con il medico e comunque anche quelli che avrebbero qualcosa da dirci danno la priorità (giustamente) a non perdere la coda per il medico…
Non c'è privacy, ci accavalliamo con le visite mediche che necessitano ovviamente del camper, quando intercettiamo domande e problemi non troviamo sempre un modo per isolarci e dedicare il tempo e l'attenzione necessarie, il contesto tende alla dispersione, si viene interrotti di frequente dai ragazzi.
Di fatto le questioni legali vere e proprie vengono quindi gestite nei giorni a seguire, con appuntamenti singoli, ovviamente “on the road” e relazioni frequenti telefoniche.
La maggiore difficoltà è far comprendere le procedure (sul merito ci si arriva) che richiedono tempi lunghi e snervanti per loro.
Attualmente abbiamo circa 10 casi relativi a domande di permesso per motivi umanitari o protezione sussidiaria fermi. Si tratta di domande non ancora decise oppure di ricorsi rigettati e in fase di appello, gestite sempre da Questure e avvocati lontani, in cui la nostra opera è soprattutto di mediazione con i colleghi che stanno seguendo le pratiche, di aggiornamento ai ragazzi.
Questa è la questione legale per loro più importante, danno priorità assoluta all'iter dei documenti.
Meno preoccupati dalle denunce penali… abbiamo raccolto circa una ventina di nomine per la contestata occupazione, ne mancano ugual numero, in questi giorni stiamo girando i campi fuori saluzzo per completare. (40 tot.)
Stiamo seguendo anche un ulteriore procedimento penale per reati comuni che nulla hanno a che vedere con l'occupazione e una causa di lavoro per mancata retribuzione.
Comitato Antirazzista Saluzzese
