da Pubblico Blog: Niente fondi per l’immigrazione. Il Sindaco di Riace in sciopero della fame: «Così creano emergenza e paura» »
Niente fondi per l’immigrazione. Il Sindaco di Riace in sciopero della fame: «Così creano emergenza e paura» »
25 lug 2012 – Valeria Brigida
Da Lampedusa
“Quella che va avanti da ormai quasi un anno – dichiara Domenico Lucano a ‘Pubblico’ – è una precisa strategia politica iniziata sotto il Governo Berlusconi!”.
Lo raggiungiamo al telefono mentre siamo a Lampedusa, dove si è appena chiuso l’annuale ‘Lampedusa in Festival’. Proprio qui, nei giorni scorsi, si è discusso a lungo di come ‘l’emergenza umanitaria’ sull’isola che nel 2011 ha accolto migliaia di migranti in fuga dal Nord Africa, sia stata, in realtà, una vera e propria’ fabbricazione della paura’ a scopi elettorali ad opera del precedente Governo. Un’emergenza ancora viva nel ricordo dell’opinione pubblica mondiale che, proprio su questa piccola isola siciliana, ha visto andare in scena una contrapposizione violenta tra i lampedusani e i migranti.
E su quanto sta avvenendo in questi giorni in Calabria aleggiano gli stessi sospetti: un’ennesima fabbricazione dell’emergenza ‘ad hoc’ ad opera della politica o una politica cieca, incapace di lungimiranza nei drammatici risvolti che potrebbe creare il congelamento dei fondi destinati ai progetti di accoglienza dei migranti?
Mentre nel Paese si discute di tagli e crisi, in Calabria migranti e italiani iniziano a fronteggiare una situazione ormai divenuta economicamente e socialmente insostenibile. Oggi è iniziato il settimo giorno di sciopero della fame di Domenico Lucano, sindaco di Riace, e di Giovanni Manoccio, sindaco di Acquaformosa. Questo sciopero della fame è l’ultimo atto disperato per denunciare come, ormai da più di nove mesi, la Protezione Civile non eroghi più i fondi previsti per progetti di accoglienzadi rifugiati e migranti provenienti dal Nord Africa scappati in seguito alle rivolte arabe dello scorso anno.
Una soluzione che strozza gli abitanti della Calabria: migranti e non. Con la stanchezza che solitamente accompagna uno sciopero della fame, Domenico Lucano racconta come questa situazione stia portando alla creazione di “enormi tensioni sociali”, rischiando di “provocare una vera e propria crisi umanitaria”. Infatti, gli operatori sociali che lavorano ai progetti di accoglienza dei migranti non ricevono lo stipendio da diversi mesi. Al tempo stesso i migranti vivono in case senza cibo ed elettricità. Se in un primo momento i negozianti dei Comuni calabresi avevano manifestato solidarietà ai migranti e agli operatori sociali facendo loro ‘credito’, dopo nove mesi di mancate entrate i negozianti, oggi, si trovano costretti a dire ‘no’ addirittura alla vendita del pane ‘a credito’.
Il motivo? È arrivato il momento in cui anche il panettiere, non avendo più soldi, non è più in grado di comprare neanche la farina per preparare lo stesso pane da vendere. Lo scenario che si apre è quello di un’economia locale congelata.
I sindaci calabresi denunciano come questa situazione si stia verificando unicamente nel territorio della Calabria. Riace, Caulonia e Acquaformosa non solo gli unici Comuni colpiti dal congelamento governativo di questi fondi: in molte altre località della Calabria gli operatori dei Centri di Accoglienza per i Richiedenti Asilo (CARA) denunciano non solo di lavorare senza più percepire lo stipendio da mesi, ma di non avere neanche più i soldi per comprare i pannolini o gli omogeneizzati per i neonati dei migranti.
Tutto ciò sta avvenendo solamente in Calabria? E, nel caso, perché?
Domenico Lucano, sindaco di Riace, era divenuto famoso in tutto il mondo per aver ideato un nuovo modello di accoglienza dei migranti. La portata rivoluzionaria alla base di questo modello aveva addirittura attirato l’attenzione di grandi artisti come Wim Wenders, regista tedesco che nel 2009 aveva girato ‘Il volo’, un documentario su come Riace dimostrasse che la convivenza tra italiani e stranieri fosse possibile e sostenibile.

Riace, Acquaformosa e Caulonia erano il simbolo di come l’accoglienza dei rifugiati e, più in generale, dei migranti fosse non solo possibile ma, soprattutto, un modello sostenibile per rilanciare lo sviluppo economico locale di un territorio ‘difficile’ come quello calabrese. Nell’ultimo decennio, infatti, proprio qui i migranti avevano ripopolato case abbandonate dagli italiani stanchi che si erano arresi alla prepotenza della ‘ndrangheta e avevano cercato fortuna al nord Italia o all’estero.
A Riace, Caulonia e Acquaformosa i giovani stranieri, scappati da fame e guerre, si erano integrati nel tessuto sociale. Coltivando la terra e ornando i tessuti con pizzi e merletti, avevano appreso dai pochi anziani calabresi rimasti, gli antichi lavori manuali che rischiavano di scomparire per sempre dalla memoria di questo Paese.
Tutto ciò era stato possibile perché questi Comuni utilizzavano fondi erogati dal Governo. Un anno fa l’Italia ha assistito ai nuovi arrivi di persone fuggite dalla guerra in Libia. A ‘fare notizia’ era stata solo ‘l’emergenza Lampedusa’, dove il Governo Berlusconi aveva temporeggiato diversi mesi prima di intervenire e fornire adeguata assistenza ai migranti e i richiedenti asilo. In quell’occasione la popolazione dell’isola – che solitamente si aggira intorno ai 5000 abitanti – era raddoppiata nel giro di poche settimane. La tensione era sfociata in veri e propri scontri tra lampedusani e migranti. Scontri già visti a Rosarno nel 2010 in cui, anche in quella occasione, a farne le spese erano stati stranieri e italiani.
Domenico Lucano apprezza la solidarietà dei politici e delle associazioni che gli stanno manifestando vicinanza per questo suo sciopero. Ma ora è tempo di decisioni concrete e sostenibili. “Quei fondi vanno sbloccati o qui si arriva allo scontro!”
È per questo motivo che nell’assemblea di oggi a Riace si decideranno le azioni da intraprendere per portare avanti quella che i sindaci calabresi non esitano a definire “una battaglia di civiltà”.

