Lavoro: Corigliano Calabro (Cs), 4000 falsi braccianti agricoli. Arrestato anche un consigliere provinciale
Corigliano Calabro (Cs): 4000 falsi braccianti agricoli. Arrestato anche un consigliere provinciale |
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| Venerdì 19 Ottobre 2012 |
![]() Di seguito la nota diffusa dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza – Più di trecento Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza stanno eseguendo, dalle prime luci dell’alba, nell’alto Ionio cosentino, nella sibaritide, tra Corigliano Calabro, Cassano allo Jonio, Rossano ed in altre regioni d’Italia, 37 misure cautelari personali (15 arresti domiciliari, 21 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria ed un obbligo di dimora) disposte dal GIP del Tribunale di Rossano su richiesta della locale Procura della Repubblica. Sono, inoltre, in corso 84 perquisizioni locali, nonché la notifica di provvedimenti di sequestro preventivo finalizzati alla confisca per equivalente per oltre 66 milioni di euro e di 92 avvisi di garanzia per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e continuata ai danni dell’INPS, peculato, corruzione, abuso d’ufficio, falso, accesso abusivo a sistemi informatici e violazione della normativa in materia elettorale. L’INPS VITTIMA DEL SISTEMA TRUFFALDINO Per la rilevante dimensione del fenomeno, quella portata alla luce oggi, è certamente una delle maggiori truffe consumate in Calabria ai danni dell’INPS, Ente che per il suo ruolo istituzionale di erogatore di prestazioni sociali di vario tipo, risulta spesso tra i soggetti maggiormente danneggiati da tale reato. Ed il settore agricolo rappresenta uno degli ambiti di più elevata criticità in considerazione del fatto che lo strumento della frode scoperto ha visto coinvolte diverse categorie di soggetti, imprenditori agricoli, sindacalisti, consulenti del lavoro, commercialisti, amministratori locali e falsi lavoratori, ognuno dei quali ha giocato un ruolo specifico nel meccanismo di drenaggio fraudolento delle risorse pubbliche. Le fattispecie concrete più ricorrenti nelle quali ci si è imbattuti hanno visto la presenza di aziende che impiegavano operai su terreni che per dimensione o tipologia sono risultati “inconsistenti” rispetto al numero di lavoratori e di giornate lavorative denunciate, oppure per la simulazione di rapporti lavorativi fittizi o di aziende fantasma. In sintesi, è stata smantellata una vasta ed insidiosa organizzazione criminale che procurava ad un’amplissima platea compiacente indennità di disoccupazione, di malattia e di maternità, nonché correlativa contribuzione figurativa dietro corrispettivo di una somma di denaro. Tale organizzazione per l’elevato numero di persone che è riuscita a coinvolgere e favorire con indebite somme, ha avuto, anche, un peso sotto forma di sostegno elettorale a favore di CARAVETTA Antonio Carmine, Consigliere provinciale di Cosenza, oggi tratto in arresto, in occasione delle votazioni comunali e provinciali avvenute negli anni 2009, in termini tali da condizionare e controllare le preferenze elettorali dell’amplia platea dei falsi braccianti agricoli, assicurando, in cambio, sistematicamente, l’accesso abusivo e illegale al sistema di tutela previdenziale, aspetto quest’ultimo che vede il diretto coinvolgimento gestionale di alcune strutture sindacali. IL SISTEMA FRAUDOLENTO Il “sistema” ha origini risalenti ed ha assunto, nel tempo, una vastità tale da coinvolgere migliaia di soggetti reclutati soprattutto in ambito familiare assumendo, in alcune circostanze, la valenza di “ammortizzatore sociale” nei confronti di persone meno abbienti e non solo, in cambio di sostegno elettorale. La realizzazione della truffa si concretizzava nella costituzione ad hoc di cooperative agricole “operative” nella zona di Corigliano Calabro (CS), di Rossano (CS) e di Cassano allo Ionio (CS), con centinaia di lavoratori, che, in realtà, svolgevano tale attività solo sulla “carta”, presso terreni di ignari committenti o, addirittura, inesistenti. I lavoratori fittizi, di intesa con i promotori ed i componenti del sodalizio criminale, al fine di godere dei diritti derivanti dallo status di dipendenti a tempo determinato nel settore agricolo, erano disposti ad anticipare all’organizzazione somme di denaro necessarie per il versamento dei contributi previdenziali per il tramite delle cooperative agricole. Tali somme costituivano il presupposto necessario per poter successivamente ottenere il riconoscimento delle indennità di disoccupazione agricola agli stagionali fittiziamente assunti, nonché alle indennità di malattia, assegni familiari e maternità. Di contro, l’organizzazione criminale lucrava sulle indennità maturate dai falsi braccianti agricoli trattenendo per sé quota parte delle somme erogate dall’INPS. Esisteva una vera e propria compravendita delle giornate lavorative, vale a dire dei pacchetti di 51 o 102 giornate agricole. L’organizzazione, composta anche da commercialisti e consulenti del lavoro, dopo aver ricevuto tali somme, provvedeva a comunicare con false certificazioni all’INPS il numero delle giornate effettuate, contando sulla compiacenza di funzionari di tale Ente e sui meccanismi di controllo che prevedono la visibilità a sistema degli effettivi contributi versati non in tempo reale. Infatti, le imprese coinvolte, benché sul piano amministrativo figurassero aver regolarmente assunto le maestranze, omettevano addirittura di versare i previsti contributi nelle casse dell’INPS e, contemporaneamente, facevano ricadere sullo stesso Ente la competenza retributiva in conseguenza della mera assunzione, nonché la maturazione di un periodo assicurativo ai fini pensionistici pari ad un anno. L’organizzazione criminale, in effetti, ha dapprima artatamente costituito “sulla carta” cooperative agricole “senza terra”, cioè aziende che erogano servizi in agricoltura a committenti proprietari di terreni destinati alla coltivazione e, successivamente, predisposto false scritture private, attestanti false prestazioni di lavoro agricolo tra le cooperative ed ignari committenti. I dati così formati venivano trasferiti nelle Denunce Aziendali ed avevano lo scopo di creare il presupposto per le cooperative di ottenere l’apertura della posizione contributiva presso l’INPS e, quindi, poter “agganciare” trimestralmente i dati ed il numero dei lavoratori agricoli impiegati attraverso i modelli D.M.AG. (Dichiarazione di Manodopera Agricola). Tutto ciò è stato realizzato attraverso il primario ruolo assunto dal Patronato EPAS di Corigliano Calabro – Schiavonea gestito, di fatto, dal citato Caravetta. L’INDAGINE DEL NUCLEO DI POLIZIA TRIBUTARIA COSENZA L’intera attività investigativa svolta dalla Guardia di Finanza di Cosenza è stata resa possibile grazie alla fattiva e costante collaborazione prestata dalla Direzione dell’Ufficio INPS di Rossano, nonché ad una certosina attività di raccolta e riunione da parte della Procura di Rossano di svariate segnalazioni fatte nel tempo dai reparti territoriali della Guardia di Finanza operanti sul versante jonico e dagli stessi uffici INPS nei confronti di numerose cooperative agricole risultate inesistenti e confluite in separati fascicoli d’indagine. Tale raccordo operativo, svolto in stretta collaborazione con gli Uffici della Procura della Repubblica di Rossano che ha coordinato le indagini, ha consentito di individuare l’esistenza di un sistema di illecita gestione previdenziale con operatività temporale a partire dal 2004. L’esistenza dell’associazione criminale si è basata sul necessario concorso di più categorie di sodali ed in particolare: • soggetti che stabilmente e ciclicamente hanno consentito la creazione delle compagini societarie di aziende agricole, legati tra loro da vincoli di parentela e che hanno assunto solo cartolarmente cariche sociali risultando, nella maggior parte dei casi, nullatenenti. Gli stessi si sono prestati all’illecita attività avendo ottenuto in cambio il loro inserimento e quello dei propri familiari negli elenchi dei falsi lavoratori agricoli; Le attività investigative hanno, quindi, fatto emergere l’esistenza di veri e propri centri funzionali a porre sul mercato dei veri e propri “pacchetti di false giornate lavorative” in agricoltura. Essi si identificano non solo nei gestori di fatto delle individuate cooperative o di quelle che di volta in volta venivano costituite al solo scopo di essere ridotte a contenitori di falsi braccianti agricoli, ma anche e principalmente nelle strutture sindacali che si muovono nel settore previdenziale. In tale ambito è chiaramente emerso il ruolo del patronato EPAS di Corigliano Calabro – Schiavonea (CS) vero motore di alimentazione della gestione illecita, con evidenti commistioni tra detta struttura sindacale/politica e alcuni funzionari e dipendenti della sede INPS di Rossano. E’ emerso, inoltre, anche il coinvolgimento di un appartenente alla Guardia di Finanza che ha preavvertito i responsabili del patronato EPAS di un’imminente controllo da parte di ispettori INPS. In definitiva, l’intera attività investigativa ha consentito l’emissione di n. 15 ordinanze degli arresti domiciliari, n. 21 misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla p.g., n. 1 obbligo di dimora, n. 84 perquisizioni locali e di notificare n. 92 avvisi di garanzia, nonché di sottoporre a sequestro preventivo per equivalente i seguenti beni: • n. 35 immobili di cui: |




