da Bloom: Oro d’Immigrazione
Oro d’Immigrazione
di Bruno Bonsignore21 marzo 2013
Siamo tutti Immigrati Se risaliamo indietro nel tempo scopriamo che le nostre radici genealogiche impallidiscono fino a rendere pressoché impossibile fissare il punto da cui siamo partiti. Tranne forse poche privilegiate casate nessuno è D.O.C. e può esibire una Documentazione d’Origine Controllata. Da vicino o da lontano, siamo tutti immigrati che però respingono gli ultimi arrivati. Ostacolano l’integrazione, complicano le procedure per ottenere i documenti e quindi la possibilità di lavorare e quindi il diritto di votare. Certo, ci sono gli irregolari –almeno 600mila stima la Caritas- e poi c’è il problema della lingua. Ma una ricerca condotta dai professori Devillanova e Frattini della Bocconi e dall’University College di Londra ci serve una bella sorpresa: gli Immigrati in Italia senza alcun titolo di studio sono il 3,3% contro l’11,2% della media italiana (il 7,7% della provincia di controllo-campione di Varese); quelli con un titolo di scuola media sono il 34,9 contro il 30,1 dell’Italia (Varese 32,1), quelli col diploma superiore 41,5% contro il 26,2 (Varese 26,0). E con la laurea? Gli Immigrati sono il 10,3% contro la media nazionale italiana del 7,2 (Varese 6,9).
Il laureato Almeno uno degli otto o dieci immigrati che ogni giorno incontriamo per strada ha una laurea. La popolazione immigrata è più laureata di quella italiana. Uno pensa va bè ma tutti quegli immigrati illegali sballano di sicuro queste cifre …? Falso. I clandestini, dimostrano implacabili Devillanova e Frattini, sono più scolarizzati degli italiani, le donne con l’11,30% di laureate, gli uomini col 9,60%. E noi come impieghiamo questo oro straniero? Al 34% facciamo fare le pulizie, accompagnare i nostri vecchi e l’assistenza domestica, al 18% altre forme di assistenza, il 12% fa il muratore, poi il commercio ambulante, il facchino, il portinaio.
Cervelli sprecati Siamo complici inconsapevoli di un doppio danno, gli inglesi lo chiamano brain drain, perché sono proprio i più istruiti che se ne vanno dal loro Paese d’origine che così facendo impoveriscono ancora di più, e brain waste perché nei Paesi di destinazione questi talenti vengono sottoutilizzati. Così perdiamo oltre che un’occasione di solidarietà tante diversità, culture, ottiche, valori, sapori, creatività, competenze, saggezza, esperienze, energie, soluzioni.
