da Class Action Procedimentale: Due nuovi CIE in Campania e Basilicata
Due nuovi CIE in Campania e Basilicata |
| Scritto da Associazione Class Action Procedimentale |
| Sabato 20 Aprile 2013 10:29 |
| 13 milioni e mezzo di euro per la costruzione di due nuovi Centri di identificazione e di espulsione, quelli di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e di Palazzo San Gervasio (Pz), la cui ultimazione è prevista per dicembre 2013. A sbloccare i fondi è un’ordinanza del capo della Protezione Civile Franco Gabrielli dell’11 aprile, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.90 del 17 aprile. L’ordinanza serve a “favorire e regolare il subentro del ministero dell’Interno nelle iniziative finalizzate al superamento della situazione di criticità derivante dall’eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari sul territorio nazionale”. I fondi vengono presi dai capitolati di spesa dello stato di previsione del Ministero dell’Interno.
Per il Cie di Santa Maria Capua Vetere sono previsti 10 milioni di euro e per quello di Palazzo San Gervasio altri 3 milioni e 530mila euro. Il primo è una ex caserma, il secondo sorge su un bene confiscato alla mafia. Entrambi furono aperti per pochi mesi nel 2011 come tendopoli in cui venivano trattenuti i migranti sbarcati a Lampedusa, con la qualifica di “Ciet”, cioè Cie temporanei. La tendopoli- Cie di Santa Maria Capua Vetere fu distrutta da un incendio durante una rivolta, le cui cause non sono mai state chiarite. Gravi denunce sulla situazione al suo interno e sulle violazioni dei diritti umani nella struttura casertana sono contenuti nel rapporto della Commissione Diritti Umani del Senato. Il Cie temporaneo di Palazzo San Gervasio venne invece chiuso dal ministero dell’Interno dopo un’inchiesta giornalistica e un’ispezione successiva della delegazione di parlamentari composta da Rosa Villecco Calipari, Jean Leonard Touadì e Giuseppe Giulietti, che riscontrarono l’inadeguatezza della tendopoli a internare migranti e il mancato rispetto dei diritti umani. Con il completamento e l’apertura a fine anno di queste due nuovi prigioni amministrative, i Cie passeranno da 13 a 15. Il rapporto del Viminale sui Cie (vedi lancio precedente), riferisce che l’esigenza di aprire nuovi centri di detenzione amministrativa è dovuta alla carenza di posti, determinata dall’estensione della reclusione fino a 18 mesi. Infatti, per questa ragione, dal primo gennaio 2012 su 16.519 richiesdte di posti non è stato possibile assegnarne 9.833 per carenza di disponibilità. La mancanza di posti nei Cie è dovuta anche al fatto che 2 dei 13 presenti sulla carta (Brindisi e il Serraino Vulpitta di Trapani) sono chiusi per ristrutturazione. A Brindisi i lavori sono iniziati a settembre 2012 e si concluderanno a fine 2013. A Trapani a breve dovrebbero partire i lavori e concludersi in 4 mesi. Anche il Cie di Lamezia Terme è chiuso perché la destinazione d’uso della struttura è risultata non essere idonea per un Cie. A Bari, il centro funziona in maniera ridotta per il ripristino dei locali “a seguito della class action” presentata dall’avvocato Luigi Paccione, che ne ha chiesto la chiusura al Tribunale di Bari, motivando l’azione legale con le violazioni dei diritti umani anche in questa struttura. Praticamente tutti gli altri Cie italiani hanno la capienza ridotta o dimezzata a causa dei danni provocati dalle rivolte e dei conseguenti lavori di manutenzione straordinaria. Una situazione che dà il polso della tensione insostenibile nei Cie e della loro inadeguatezza a garantire la dignità umana. |
