Le Scatole Sotto i Ponti (cardboard house)

Le Scatole Sotto i Ponti (cardboard house)

 

Gervasio Ungolo – Osservatorio Migrante Basilicata -24 giugno ’13-

 

Foto Scatole di Cartone (cardboard house) Metaponto 2013-06-16.jpg

Foto Scatole di Cartone (cardboard house) Metaponto 2013-06-16.jpg

La provinciale Matera – Bernalda tira diritta sullo Ionio e termina a Metaponto. In questo inizio estate la provinciale si riempie dei molti villeggianti che dall’interno della Basilicata prossima a Matera si avviano lungo la costa di un mare cristallino e di una spiaggia di sabbia fine. Molti ormai hanno case nei sempre più numerosi residence costruiti in prossimità di una pineta d’inestimabile valore biologico.Partendo da Matera ben presto si abbandona il paesaggio della Murgia, quindi si lascia la SS Matera – Pisticci e si devia verso Montescaglioso. La terra si colora di un bruno chiaro tipico delle argille calanchive. Giù fino al mare, fino a passare sotto la SS 106 che collega Taranto con la Calabria. Si giunge così a Metaponto, sobborgo balneare e rurale di Bernalda sorto ai tempi della Magna Grecia. Qui fondò una delle sue due scuole Pitagora. Molti sono i canali che si attraversano a testimoniare che prima della bonifica quelle terre erano acquitrini difficilmente abitabili e che solo dopo aver regimentato le acque sono emerse terreni fertili tanto che in un passato non molto lontano tutta la costa ionica lucana era considerata una piccola California del Sud per i molteplici e variegati frutti che si coltivano. Oggi anche questo territorio non si sottrae alle leggi del mercato mondializzato e quindi a una concorrenza che tiene basso i prezzi alla produzione. Seguendo le indicazioni per il Museo (SS175) s’incontra una piccola baraccopoli fatta di container, quattro in tutto dove vivono una ventina di lavoratori. La baraccopoli è sorta nel 2009 dopo lo sgombero dell’ex Cometa. Altri sono stati gli sgomberi che hanno spinto i braccianti a vivere in posti isolati di cui quello avvenuto a dicembre 2009 al vecchio Vivaio dell’ALSIA. Dopo questo tentativo di dare riparo in tutta la regione non si è fatto molto. Fuori dai container alcuni braccianti mi guardano con sospetto e curiosità. Un ciadiano è seduto e sfoglia un piccolo album fotografico, mi avvicino e iniziamo a discorrere, il lavoro è quello che lo preoccupa di più. Per la sistemazione alloggiativa loro che vivono nei container, si sentono fortunati. Un po’ meno sono i braccianti migranti che vivono sotto i ponti, sono lì da oltre una ventina di anni, invisibili e lasciati a loro stessi nelle loro cardboard house delle vere e proprie scatole di cartone affiancate le une alle altre sotto i ponti. Qui la paga si aggira dai 30 ai 35 euro al giorno per sette ore di lavoro. Adesso si lavoro a pulire i campi dalle erbe infestanti per questo le presenze sono basse ma in realtà non si è mai fatto un censimento di quanti lavoratori circolano nelle campagne. Vivono in piccoli gruppi e mentre i braccianti provenienti dal continente africano sono concentrati a Metaponto Borgo, i braccianti di origine europea per lo più bulgari e rumeni alloggiano nell’interno ospitati nelle masserie. Da qui a poco la maturazione delle angurie prima e dei pomodori dopo richiamerà molti altri migranti. La prerogativa è che la mancanza di una bidon ville come tante altre nel sud Italia ha fatto sì che non si parlasse molto di loro se non in casi di estremo sfruttamento o di quando durante l’alluvione di febbraio 2012 i migranti che dormono sotto i ponti sono stati tratti in salvo dalle forze dell’ordine e ospitati in case sicure.

Mi sposto alla ricerca dei ponti abitati proseguendo verso il mare. Passo un cavalcavia e appena alla fine, svolto a destra. Un complesso edilizio nuovo con tanto di muro di recinzione circonda case a schiera di edilizia residenziale. Immagino che lì abitano i tanti di una piccola borghesia locale che dopo anni di sacrificio sono riusciti a costruirsi una casa al mare che oggi l’IMU gli sta portando via. Piccoli giardini con piante ben messe e prato all’inglese danno il ben venuto. Mi fermo e chiedo loro dove posso trovare i neri che abitano i ponti, sbigottiti una coppia mi fa cenno che appena a destra c’è una comunità. Mi giro ma non vedo niente, solo un piccolo passaggio aperto tra l’erba alta e canne che m’indicano il sentiero. Lo prendo e dopo pochi metri quattro o cinque case di cartone sono lì con alcuni dei loro ospiti, invisibili tra gli invisibili.

È evidente come l’immagine costruita nei tanti anni di edificazione dei complessi turistici attrezzati di ogni confort stride con le cardboard house dei Nuovi Braccianti.

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