Libera circolazione

Libera circolazione

14 luglio 2013 

Come nasce il Festival, dove punta la Carovana dello Ius Migrandi. Intervista a Clelia Bartoli, Rete Primo Marzo.

È cominciato tutto con la Carta Mondiale dei Diritti dei Migranti, approvata a Gorée a febbraio del 2012 dopo una lunga gestazione (e grazie anche all’impegno della Rete Primo Marzo), e che come premessa ha il riconoscimento del diritto alla libera circolazione. Poi c’è stato un sopralluogo (da parte di Cécile Kyenge, non ancora ministro, e di Bartoli) a Palazzo San Gervasio, una Rosarno d’Italia, e l’incontro con l’Osservatorio Migranti della Basilicata. Intanto, in altri consessi internazionali (il Forum Sociale di Tunisi, per esempio), il principio della libera circolazione veniva portato al centro dei dibattito. E l’idea di un Festival su tema, da organizzare proprio in Basilicata, e in abbinamento a un percorso itinerante, in grado di toccare e coinvolgere, dal nord al sud, tutta la penisola ha cominciato a prendere forma. Il Festival della Libera Circolazione comincia il 18 luglio ad Altamura e prosegue a Matera il 19 e il 20. La Carovana dello Ius Migrandi è già in marcia da qualche giorno.

Ma perché ad Altamura e Matera? «Abbiamo deciso di farlo in questi due posti dopo una visita che abbiamo fatto con Cécile Kyenge nell’estate del 2012 a Palazzo San Gervasio. Abbiamo incontrato l’Osservatorio Migranti e i migranti che lavorano nell’agricoltura come stagionali e che subiscono il caporalato e lo sfruttamento. Ci è sembrata una sede adatta per parlare dei diritti dei migranti. In questi contesti si sono sviluppate le lotte dei braccianti che hanno effettivamente portato dei primi cambiamenti, anche se il percorso non può considerarsi concluso. Il Festival può essere considerato come una lente di ingrandimento su questo fenomeno. Il problema non è solo il caporale che in realtà è l’ultimo anello di una catena, ma il sistema di sfruttamento che si è generato. Di questo tema ci sarà la possibilità di parlarne a Bari. Ma i temi che verranno affrontati sono tanti, come le politica delle frontiere a livello nazionale ed europeo, la cittadinanza e il lavoro».

Perché avete pensato a due sedi? Perché non scegliere solo una sede? «Altamura e Matera, anche se sono ubicate in due regioni diverse, sono però vicinissime e nei due centri si collabora per aiutare i braccianti che si spostano in quelle zone. Molti degli eventi riguardanti i diritti dei migranti avvengono più nel centro nord (a parte il festival di Riace e quello di Lampedusa) per cui abbiamo deciso di rimettere al centro determinate periferie di solito poco considerate. Abbiamo deciso di avere due sedi per valorizzare le due reti dei territori che collaborano fra di loro, ma che sviluppano attività diverse e complementari».

Quali sono gli obiettivi? «Uno è far conoscere la realtà del sud e delle periferie. All’interno del festival ci saranno workshop con persone competenti. Uno sulle politiche di frontiera, l’altro su lavoro e permesso di soggiorno e un altro ancora su cittadinanza e diritti politici. L’idea è che si sviluppino delle proposte da consegnare alle istituzioni. L’ultimo giorno del festival i risultati e le proposte, che usciranno sia dal festival che dal percorso della Carovana Ius Migrandi saranno consegnate ai politici presenti cioè: alla Ministra Kyenge, all’Europarlamentare Pittella del Pd originario della Basilicata e alle autorità locali. Gli chiederemo di impegnarsi su queste proposte».

A chi è rivolto? «I destinatari sono le Istituzioni ma anche le organizzazioni, gli enti, le associazioni, le comunità migranti, la cittadinanza. In pratica è rivolto a tutta la popolazione. È un’occasione affinché le idee, le buone pratiche, le proposte che giungono dal basso vengano poi ascoltate da chi ha potere decisionale. Ma è anche un momento di riflessione condivisa nonché di diffusione e di sensibilizzazione su questi temi. Rimane forte anche il valore rivendicativo sul tema del diritto alla libera circolazione. Mentre è uno dei diritti più rispettati per il capitale e le merci, non lo è per le persone. Uno dei motivi per cui viene limitata la possibilità di potersi muovere da uno Stato all’altro è perché non se ne percepisce il valore. L’Europa valorizza la circolazione interna della popolazione ma non oltre i propri i confini. Se è un valore all’interno perché non dovrebbe esserlo a livello planetario? Certo con delle regole, ma non con il proibizionismo che fino ad oggi ha creato solo dolore e morte».

Nel sito si possono vedere chi sono i promotori. Perché fare rete tra associazioni? «Una rete già esiste in Italia. Fortunatamente le diverse realtà sono già collegate e da tempo collaborano. Per il festival, alcune erano già in contatto tra di loro e sono state coinvolte altre si sono autocandidate. La carovana Ius Migrandi, che si basa sul coinvolgimento delle realtà locali, è stata particolarmente importate a tal fine. Se da una parte ci ha permesso di rafforzare contatti già esistenti, contemporaneamente è stata anche occasione per entrare in contatto con associazioni locali che prima non conoscevamo».

Ci saranno ulteriori collaborazioni future? «L’idea è di rafforzare la rete e di rilanciare il movimento: per i diritti dei migranti, per il meticciato, per un paese senza discriminazioni. Per cui ci auspichiamo che ci siano collaborazioni future. Occorre coordinarsi sempre di più tra le realtà che lavorano su questi temi. Quindi un’occasione per far rete e la carovana è il simbolo delle migrazioni di un festival che non sta fisso in un luogo ma che tende a coinvolgere più territori. Nella mappa della carovana sono inseriti anche i mondiali antirazzisti, il Meeting Antirazzista di Cecina e il Lampedusa Film Festival. Questo a significare che non sono iniziative in concorrenza ma iniziative sorelle che danno l’idea di una parte di Paese che sente di volersi impegnare su queste cose. Sia per i migranti che per gli autoctoni. L’obiettivo è allargare il cerchio e di coinvolgere più persone possibile. Ci sono ancora 60 milioni di potenziali partecipanti da coinvolgere». Come è organizzata la Carovana Ius Migrandi? «Ci sono 13 tappe che coinvolgono altrettanti comuni nella carovana. Da Bolzano dove inizia, fino a scendere, piano piano, alla Basilicata. Ci sarà un pulmino che toccherà queste tappe e documenteranno le iniziative facendo un video. In alcune tappe verranno fatte delle proposte. In altri comuni si sono concentrati sulla sensibilizzazione. Altre tappe si sono proposte ma non c’è stato tempo per organizzare delle iniziative: a questi luoghi penseremo per eventi futuri».

Dove avete trovato i finanziamenti? «Il Festival si regge sul volontariato. Siamo riusciti ad ottenere solo dei piccoli finanziamenti locali».

Francesca Materozzi

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