dal Comitato Antirazzista Saluzzese: Prima era una tendopoli abusiva, ora un accampamen​to selvaggio

Prima era una tendopoli

abusiva, ora un accampamen​to

selvaggio

     La corrispondenza di Gabriele da Saluzzo su Radio Blackout.
http://radioblackout.org/2013/07/prima-era-una-tendopoli-abusiva-ora-un-accampamento-selvaggio/
Nel Foro boario di Saluzzo a inizio luglio bivaccano abusivamente circa 400 migranti africani, senza acqua, corrente elettrica e servizi igienici. Dormono su dei cartoni e sotto teli di fortuna. L’11 giugno è avvenuto lo sgombero farsa voluto dal sindaco per “far capire che il piano accoglienza sarebbe stato portato avanti senza tentennamenti dove deve essere chiaro che il saluzzese è un mercato con regole e confini, non il far west”. I migranti presenti erano circa 150. L’anno scorso ci fu un picco di 400 raccoglitori, ora sono arrivati a 600.
La coldiretti – cioè i padroni che d0vrebbero dare lavoro a queste persone che non hanno bisogno di assistenzialismo, ma sono fieri e dignitosi lavoratori – ha allestito un campo “ufficiale” per 66 persone. Ora ci sono circa 600 lavoratori accampati in un campeggio senza strutture, sorto a ridosso dell’altro bei pressi del Foro boario, un po’ nascosto per non dare troppo fastidio alla zona grigia degli autoctoni, che non vanno molto al di là di un “Poverini”, sussurrato con aria mesta tirando via.
Il lavoro poi è il protagonista mancante, perché la campagna è in ritardo e la raccolta di pesche comincia soltanto ora e a ritmo ridotto, perciò si riescono a impegnare pochi lavoratori: la stima non supera i 200 ingaggiati. Oltre alle solite piaghe dei lavori stagionali in campagna, anche se qui non si aggiunge il caporalato che affligge Puglia e Calabria in particolare, si assiste al lavoro grigio: le ore effettivamente lavorate non sono mai quelle denunciate.
Tutti sapevano da mesi, come già si era detto nelle dirette andate in onda su questa emittente già in febbraio con Yvan e poi un paio di mesi fa con Walter, eppure si è arrivati anche quest’anno alla emergenza. Sicuramente il cosiddetto “Progetto Accoglienza” non è del tutto realistico visto quello che sta succedendo: la realtà è fatta di corpi, odori, voci, fame, emozioni,  non solo di tavoli, carte, parole e calcoli…
Bisogna andarci al foro per capire veramente, guardare negli occhi chi è là, sentire la puzza del cibo andato a male, evitare le pozzanghere schiumose e i resti di scarpe e biciclette, respirare la rassegnazione, la diffidenza, la rabbia, la vita che nonostante tutto e tutti emana da un drappello di persone che giocano a dama, ascoltano musica africana dal cellulare, giocano a pallone; mentre guardiani simili a kapò sorvegliano l’altro lager, quello ufficiale, affinché i reietti non possano accedervi, privi come sono del braccialetto giallo che identifica i “privilegiati” che vivono in container bollenti e almeno possono accedere a dei bagni e a tre docce in 66, anziché una ricavata da una turca in 550. Magari un’occasione per andarci è la serata di sabato 27 luglio, quando Baba Sissoko farà una digressione straordinaria dal suo Tour estivo per portare la sua musica di griot maliano e conforto a questi lavoratori trattati da schiavi.
Ecco il racconto coinvolgente di Gabriele, uno dei partecipanti al comitato antirazzista saluzzese, che condivide anche il giaciglio in questi mesi con i raccoglitori accampati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.