da la Gazzetta del Mezzogiorno: Basilicata, le castagne e il guardiano abusivo

Basilicata, le castagne e il guardiano abusivo

POTENZA – Arrivano dagli stessi Paesi dei braccianti. Immigrati come loro. Nigeriani, marocchini, ma anche ucraini e bulgari. Qualcuno da «schiavo» è diventato padroncino, gestore di quel flusso di disperati che per 10 euro al giorno raccolgono castagne nei boschi del Vulture-Melfese.
In questi giorni è un pullulare di «caporali», pronti a spartirsi il territorio, a regolamentare l’entrata di quelli che i residenti definiscono «saccheggiatori». Si piazzano davanti all’ingresso di schiere di castagneti – questa è la culla della famosa varola – come sentinelle inflessibili e minacciose, pronte ad accogliere flotte di turisti-cavallette armati di sacchi e cesti. Alt, qui non si passa. L’accesso ha un costo. Ma chi si crede di essere? Non ha la divisa dei forestali, non c’è un cartello di divieto, non c’è una ragione per fermare i visitatori. Verrebbe da protestare. Petto gonfio e schiena dritta ignorando la «dogana». Macché. Tutti si piegano al volere dei «custodi», marroni come i marroncini, tosti e spigolosi come la corteccia dei castagni. La tariffa richiesta dipende dalla densità di frutti presenti nell’area e dalla loro qualità: si va da un minimo di 5 euro a un massimo di 15 euro, in pratica più di quanto guadagna un bracciante clandestino – proprio come loro – per un’intera giornata di lavoro.
I «guardiani del tesoro» sono, in un certo senso, l’evoluzione dei parcheggiatori abusivi e, non a caso, tra di loro c’è chi, continua anche a disciplinare la sosta a colpi di mance. Qui, però, non è ammessa discrezionalità. L’utente finale non può decidere se dare o no un obolo. Si paga e basta. A tariffa. Altrimenti le castagne le prenderà qualcun altro disposto a mettere mano al portafogli. Tentare di forzare l’ingresso può essere pericoloso: i temerari delle castagne raccontano di scazzottate, spintoni e perfino di minacce con affilati coltelli. «Per evitare guai bisogna chinare la testa e pagare», pontificano i pentiti della rivolta contro gli energumeni d’importazione. Che poi, tanto cattivi, non dovrebbero essere se è vero che a fine giornata, forse per ripulirsi la coscienza, regalano castagne non raccolte ai bambini presenti lungo i laghi di Monticchio. Una buona azione dopo tanta prepotenza. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina: la massima andreottiana suggerisce il sospetto che dietro questo slancio di bontà ci sia il tentativo di avvicinare nuove famiglie di visitatori per trasformarle in potenziali clienti. È il modus operandi degli spacciatori di droga, ma, riflettendoci, è anche una delle regole fondamentali del marketing su cui teorizza Arthur Lawrence, guru delle strategie commerciali, che invita le grandi catene a regalare i nuovi prodotti da lanciare sul mercato con l’obiettivo di «seminare» interesse per futuri acquisti.
Davvero originali e arguti questi caporali. Sono attenti a tutto, rigidi ed edulcorati all’occorrenza. L’unica cosa che sembra lasciarli indifferenti è la spazzatura dei loro clienti, molti dei quali, dopo aver raccolto le castagne, si fermano sul posto per arrostirle e divorarle. Ghiotti e sporcaccioni, con quel tappeto di gusci vuoti a far da traccia del loro cammino. Al biglietto d’ingresso nei boschi, a questo punto, andrebbe affiancata una bella (si fa per dire) tassa sui rifiuti. Senza l’obbligo di nominarla con cervellotiche sigle che da tempo agitano i sonni dei cittadini-contribuenti. Sai che marroni…

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