Messo a Bando di Gara l’Adeguamento e la Ristrutturazione del CIET di Palazzo San Gervasio

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Gervasio Ungolo

Mentre continua il vociare dei partiti di maggioranza sulla necessità di un cambiamento di rotta sui temi dell’accoglienza e dell’identificazione non si ferma la macchina securitaria voluto dall’ex Ministro Maroni che ha promesso, a suo tempo, e realizzato: “un CIE in ogni Regione d’Italia”.

Di fatto il Ministero delle  Infrastrutture assieme al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di Potenza hanno dato il via a quello che si sperava essere solo un’idea. Il Progetto è stato validato il 4 aprile 2013 per un importo complessivo di 2 milioni e settecentomila euro e le buste si sono aperte regolarmente il 12 novembre 2013.

A poco servono gli appelli e le condanne che arrivano da più parti sulla segregazione in Italia e in molta altra parte d’Europa. Sordi gli amministratori e i governi  alle proteste che denunciano le condizioni inumane con cui sono trattati gli ospiti nei CIE. Condanne inflitte gratuitamente a chi in Italia si trova a non possedere o a perdere il diritto a soggiornare.

Tutti conoscono ormai lo stato in cui vivono i migranti rinchiusi, le modalità di gestione e le negazioni delle libertà, i trattamenti di massa offerti, il perdurare della condanna quando si viene rilasciati dalle carceri, l’umiliazione dell’essere uomo e donna. Tanti si chiedono se tutto questo serve, se non sia solo  la propaggine di uno Stato non capace a conciliare le sue esigenze con i nuovi fenomeni mondiali. Molti altri preferiscono non guardare, non conoscere o mettere tutto a tacere. Una storia che si ripete, che investe le nostre generazioni dopo quelle generazioni che hanno conosciute i lager, i deportati della seconda grande guerra. Che sia questa la terza guerra mondiale combattuta da una Europa che si ritrova ad essere vecchia nell’età e nell’idea? Che non trova risposte ai mali di una globalizzazione voluta, cercata attraverso al deregolamentazione e che miete vittime promuovendone la povertà e lo sfruttamento dissennato dei territori?

A da qui a poco vedremo iniziare i lavori di un opera che nel migliore dei casi non servirà e nei peggiori sarà un’opera alla reclusione e magari domani un museo alla violenza aperto al pubblico e ai tanti che non vorranno dimenticare questi giorni.

 

 

 

 

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