da Pontediferro.org:Dopo il voto in Senato sia rapido il cammino per eliminare il “reato” d’immigrazione clandestina
Dopo il voto in Senato sia rapido il cammino per eliminare il "reato" d'immigrazione clandestina
Giorgio Frasca Polara
22-03-2014
E' fatta, dunque, per l'abolizione del reato di immigrazione clandestina? Meglio dire, senza pessimismo ed anzi con una buona dose di ottimismo: è cominciato, solo cominciato il (lungo) cammino verso la oramai sicura conquista di una norma di civiltà per la quale si sono battuti in tanti, i sindacati, i partiti di sinistra, lo stesso governo, le organizzazioni cattoliche, gli organismi della società civile. L'importante, anzi l'elemento decisivo, era mettere la prima pietra. Ciò che è avvenuto con la recente approvazione da parte del Senato, a larghissima maggioranza, del disegno di legge-delega al governo in materia di pene detentive, che contiene anche la disposizione relativa alla depenalizzazione di quello che, ancora per poco, resta un assurdo reato. Il resto verrà di qui a poco, diciamo entro marzo, con l'approvazione definitiva delle norme anche alla Camera, e non c'è rischio di sorta: la maggioranza in favore del provvedimento è ancor maggiore che a Palazzo Madama.
Più lungo (diciamo fine anno?) l'iter della concreta applicazione della cancellazione di quell'infame disposizione imposta quasi dodici anni fa da Berlusconi, Bossi e Fini e che ha portato migliaia di immigrati ad esser rinchiusi in quei lager chiamati Cie o altro. Trattandosi infatti di norma contenuta in una legge-delega, bisognerà attendere (e pressare, e sollecitare, e insistere) che il governo emani, le Camere approvino e il Quirinale firmi il così detto decreto legislativo di attuazione della norma. Una norma che, detta in soldoni, trasformerà il reato di clandestinità in illecito amministrativo: il cittadino straniero che per la prima volta entra nel nostro Paese da clandestino non verrà più sottoposto a procedimento penale. Per ora siamo alla prospettiva, realistica ma non immediata.
Imprudente, quindi, gridare già all'avvenuta "cancellazione" del reato. C'è, appunto, tutto un cammino ancora da percorrere. Certo, un cammino tutto in discesa per il quale è difficile ipotizzare ostacoli o improvvise frenate. Non a caso la reazione della Lega è stata furibonda, resta violentissima, e ancor più sarà aggressiva man mano che si avvicinerà la fase conclusiva di una campagna che ha ripreso forza e sprone con le drammatiche vicende di cui è stato teatro il mare di Lampedusa con le centinaia e centinaia di morti: bambini, donne, uomini che nessun'altra colpa avevano che cercare di scappare dalla fame, dalle guerre, dal nulla. (Senza contare i pescatori e i velisti che, per primi, soccorsero quei disgraziati salvandone tanti: sulla loro testa pende ancora l'accusa di complicità nell'immigrazione clandestina!)
Già, la reazione della Lega all'insegna della "prossima invasione", della minaccia di portare "la protesta nelle piazze", delle demagogiche grida che "si è imboccata la strada dell'inferno". Nossignori, le cose stanno in modo ben diverso: le cifre dimostrano anzi che queste grida alimentano un allarmismo tanto irresponsabile quanto inutile. Che cosa dicono le cifre? Dicono che l'anno scorso gli immigrati clandestini in Italia sono stati 42.925. Non è una cifra enorme né in assoluto né in proporzione. Tant'è che in Grecia se ne sono contati 75.420, quasi il doppio. E in Spagna 52.485 (i clandestini più "fortunati": dalla fascia sub sahariana scavalcano una rete che li separa da Melilla, enclave spagnola in territorio africano, e il più è fatto). Per non parlare dei 64.815 clandestini censiti, sempre l'anno scorso, in Germania: un terzo in più degli immigrati in Italia. Sono cifre pesanti come pietre, che dimostrano come in realtà il nostro Paese (come la Grecia, del resto) è soprattutto considerato territorio di transito – per chi può, per chi ha parenti o amici altrove – verso aree più ricche e accoglienti. Chi non può, finisce sfruttato in Campania per la raccolta dei pomodori, in Sicilia per i primaticci e gli agrumi, o in altre zone dove è ancora rigoglioso il marcato delle braccia, in nero e senza assistenza di alcun genere.
La prima battaglia è dunque vinta. E con essa si è cominciato a porre rimedio allo sconcio giuridico e politico di un reato che oltretutto (ha fatto bene il relatore Felice Casson, Pd, a sottolinearlo in Senato) sortiva solo il risultato di intasare gli uffici delle polizie e delle procure. Avanti, ora, con maggiore, decisiva mobilitazione per affrettare il più possibile il cammino verso la liberazione da un'odiosa norma che ci ha reso la vergogna dell'Europa intera. Come liberarcene in fretta? Un obiettivo primario delle forze parlamentari dev'essere quello di ottenere che, tra i tanti decreti che la legge-delega giocoforza prevede, quello che cancella il reato di immigrazione clandestina sia il primo ad essere sfornato da Palazzo Chigi così che possa entrare rapidamente in vigore. Non è una pretesa. E' una urgente necessità.
