da il Giornale di Puglia: ‘Capo-free/Ghetto off’ Rignano Garganico, Vendola: ‘liberiamoci di un pezzo di Medioevo’

'Capo-free/Ghetto off' Rignano Garganico, Vendola: 'liberiamoci di un pezzo di Medioevo'
     

BARI – “In questi anni abbiamo provato e riprovato non soltanto a gestire l’emergenza, ma a cercare di individuare un modello di intervento su una tematica di grande complessità. Ci siamo ingegnati, a definire un quadro normativo che potesse essere antagonista della normalità funerea del caporalato. In Puglia, con le leggi contro il lavoro nero e con l’individuazione di strumenti specifici quali gli indici di congruità, abbiamo definito un quadro di lotta, anche per spiegare al sistema d’impresa che coloro che fanno ricorso al lavoro nero, non soltanto vìolano diritti fondamentali, ma drogano le regole della concorrenza”.
Lo ha detto il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendolaintervenendo questa mattina, insieme agli Assessori Guglielmo Minervini, Loredana Capone ed Elena Gentile, alla conferenza stampa di presentazione della delibera approvata dalla Giunta lo scorso 2 Aprile sul “Piano di azione Rignano Garganico: capo free-ghetto off”.

“Abbiamo provato in questi anni – ha proseguito Vendola – a mettere in piedi nuovi percorsi ed esperienze, a cominciare dagli alberghi diffusi. Il ghetto di Rignano Garganico è un luogo che è un po’ la proiezione della logica del caporalato e rappresenta, in qualche maniera, una cessione di sovranità da parte dello Stato. La novità di questa delibera risiede nelle firme: sei assessori e quindici dirigenti. L’immigrazione, con i suoi giganteschi problemi, con le sue ciclopiche criticità e con le sue straordinarie opportunità, è una politica che incrocia tutti i settori di una Pubblica Amministrazione”.

Secondo il Presidente Vendola “lo schiavismo, non può essere compatibile con la nostra idea di civiltà, di modernità e di democrazia. Noi vogliamo chiudere Rignano Garganico, vogliamo chiudere quel luogo gestito dalla criminalità, che rappresenta una vergogna per il nostro territorio. Non solo: vogliamo montare dei campi di piccole dimensioni, che possano consentire l’accoglienza dei lavoratori migranti che sono qui nel periodo stagionale della raccolta del pomodoro o dell’anguria. Vogliamo aiutare le imprese a regolarizzare i rapporti di lavoro, a non cedere alla tentazione malvagia del lavoro nero. Si tratta di una sfida culturale. Non sarà una delibera a liberarci da una porzione di medioevo. C’è bisogno dell’apporto di tutti: i sindacati, le organizzazioni professionali, il volontariato, il mondo dei media. È una sfida importante di difesa della dignità e dei diritti di ogni essere umano”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.