da Altraeconomia: Fuori dal Ghetto

  Economie solidali Nella Capitanata durante la raccolta i braccianti accampati sono anche 2mila

Fuori dal ghetto 
La decisione di chiudere entro l'estate il ghetto di Rignano -deliberata dalla Giunta regionale pugliese all'inizio di aprile- ha scatenato la vendetta dei caporali: il 30 aprile, due attivisti di Casa Sankara sono stati aggrediti, uno è finito in pronto soccorso. A febbraio Altreconomia aveva raccontato il progetto "rivoluzionario" di Herve e Mbaye, concepito per superare il "modello ghetto": case autocostruite in legno e paglia per 400 migranti e 18 ettari da coltivare con pomodori bio. Che il commercio equo trasformerà e distribuirà —
 

di Duccio Facchini – 2 maggio 2014
  
Minacce di morte, aggressioni, tentati omicidi. Tutto ciò accade in Puglia, nell'Agro di San Severo, nel ghetto di Rignano Garganico. E capita a chi, come Herve, Mbaye e i "rivoluzionari" di Casa Sankara, si è messo in testa di chiudere l'emblema del bracciantato sfruttato, in mano a caporali, mafie e malaffare. L'ultimo capitolo è stato scritto mercoledì 30 aprile, quando due ragazzi dell'albergo diffuso sono stati aggrediti da un gruppo di "inquilini" del ghetto, convinti dai caporali che chi è in prima fila per liberarli dalla schiavitù voglia espellerli dall'Italia, sottraendogli dignità e comunità. "Un'informazione sbagliata e falsa", lamenta Herve mentre descrive il tentato omicidio di qualche giorno fa.

"Erano partiti in cinque -due ragazzi di Casa Sankara, due dell'Art Village e l'autista- diretti al Ghetto, per prelevare un gruppo di migranti interessati all'assemblea che si sarebbe tenuta all'albergo diffuso in vista del passaggio della Carovana antimafia", racconta Herve. Giunti al ghetto, però, il gruppo sarebbe stato aggredito. Uno dei due di Casa Sankara è finito al pronto soccorso, mentre Mbaye e Tonino D'Angelo (Art Village) si erano precipitati dai Carabinieri per sporgere denuncia.

La chiusura del ghetto sarebbe un colpo difficile da ammortizzare per le mafie del caporalato che ad ogni stagione traggono braccia, gabelle e ricavi da chi sfruttano. E il fatto che la Regione Puglia, dopo anni di incertezze, abbia politicamente e formalmente apposto una data di scadenza al ghetto di Rignano ha infuocato il clima.

S’intitola “Capo free – Ghetto off” il piano d’azione approvato dalla Giunta regionale pugliese lo scorso 2 aprile che ha messo al centro il superamento -e cioè la chiusura- del più esteso luogo di concentrazione stagionale (e non) del bracciantato della Capitanata, nella provincia di Foggia: il “ghetto di Rignano”.

“Nell’ultimo anno la situazione è notevolmente peggiorata”, si legge nella delibera (574/2014), e le “condizioni igienico sanitarie” sono caratterizzate da “grave precarietà”. Dunque, “nei prossimi mesi, e comunque prima della stagione estiva”, il traguardo sarà “smobilitare” il ghetto. È un messaggio chiaro che giunge in una zona -quella del Foggiano- che è la prima tra le 15 province italiane che assorbono il 50,6 % della totalità degli stranieri operanti in agricoltura (risulta in testa con il 6,4%, dati del Dossier Statistico 2013‐ Rapporto UNAR).

 Nuove strutture mobili e temporanee (moduli da campo), potenziamento della rete degli alberghi diffusi, 500mila euro stanziati per la ristrutturazione e manutenzione di immobili pubblici o confiscati alle mafie, assistenza sanitaria (grazie a Emergency), 300mila euro per la formazione dei migranti e incentivi alle imprese che assumono lavoratori stagionali iscritti alle liste dei centri per l’impiego. Sono queste alcune delle principali iniziative che verranno monitorate e coordinate dall’appena costituita “task force” in seno alla Regione Puglia.

 Il 30 aprile, come detto, in occasione del passaggio della Carovana antimafia, l'alternativa credibile al “modello ghetto” (grazie all’agricoltura biologica e all’autocostruzione di alloggi) è stata attaccata. Ma la motivazione di Herve e degli altri non si è incrinata: "non ci fermeremo".

 

Cliccando sul Link potrai accedere al video girato al Ghetto in un altro Reportage (INTERESSANTE)

Ecco il reportage (anche video) pubblicato sul numero 158 di Altreconomia.

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=4531&fromRivDet=161

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