Appunti da Boreano – quello che c’è di diverso tra la Basilicata e l’Emilia nella Produzione del Pomodoro

Riceviamo da Erico, che ringraziamo, per questo contributo nelle differenze tra la Basilicata e l’Emilia.

ott 2014

Boreano. Appunti sulla filiera dello sfruttamento nella raccolta del pomodoro, ovvero annotazioni da discussioni con attivisti, lavoratori africani, locali, rielaborati secondo la conoscenza della filiera del pomodoro nel nord Italia.

 

Nell’affrontare a Venosa e dintorni le discussioni con locali sullo sfruttamento dei braccianti nella raccolta del pomodoro emergono per interpretare la realtà delle percezioni della filiera del pomodoro che è necessario approfondire:

 

<< … il pomodoro viene pagato poco dalle industrie, quindi gli agricoltori strozzati si rifanno sui braccianti … >>

Il pomodoro nella filiera del Sud Italia ha un prezzo definito prima della raccolta che ufficialmente è simile a quanto definito nel Nord Italia. Nel nord Italia la raccolta è interamente a macchina.

 

<< … la raccolta a mano ha un costo inferiore alla raccolta a macchina …>>

Una macchina da raccolta nuova ha un prezzo di circa 150’000 €, e possiamo stimare un lavoro di 2’000 h, 10 anni di lavoro, 50 ha all’anno, 35’000 qli raccolti all’anno. Ogni anno ha bisogno di manutenzione alla macchina e al selezionatore ottico, per stimo 1’000 €. Il cantiere è formato dalla macchina di raccolta, da due trattori con rimorchio o ribaltina. Gasolio ed olio per queste macchine possiamo stimare altri 1’000 € all’anno. Personale impegnato 4 o 5 persone, x 200 h x 15 €/h, contributi compresi (ma normalmente nel personale sono comprese le ore dell’agricoltore e della sua famiglia) = 15’000 €. Totale del cantiere per ogni anno 35’000 €/35’000 qli = 1 €/qle. Forse la mia stima è troppo bassa, ma non molto se consideraimo che presso i contoterzi il costo è di 1.5-1.7 €/qle nel nord Italia.

La raccolta manuale in nero a cottimo costa mediamente, da quel che ho sentito in zona Venosa, 6 €/cassone da 3 Ql, compreso il costo del capolarato, ovvero 2 €/ql.

<< … il pomodoro raccolto a mano è di qualità superiore rispetto a quello raccolto a macchina …>>

Mi è stato riferito che le industrie del sud da un certo momento durante la raccolta rispediscono indietro le partite raccolte a macchina, adducendo la non lavorabilità del prodotto

Nel nord Italia la raccolta viene effettuata in vasche d’acciaio da 30, 40, 50 o 125 ql, ovvero almeno 10 volte più capienti dei cassoni di plastica usati nel sud Italia, quindi dovrebbero essere meno lavorabili.

Ho brevemente fatto visita agli scaffali di un supermercato di Palazzo San Gervasio: nel reparto delle scatole e bottiglie di pomodoro 15 prodotti differenti, di cui 9 provenienti da industrie del nord italia, principalmente passate. Nel nord Italia è aumentata la produzione di passata, polpa, cubettato, che necessitano bacche del pomodoro più integre, a scapito del concentrato, che può assorbire carichi più scadenti nella qualità della bacca e della polpa. Quest’ultimo è meno apprezzato dal mercato occidentale, ma è più adatto all’esportazione, perchè richiede minori costi di trasporto.

Pur non avendo consultato i dati dell’industria conserviera del sud Italia, viene spontaneo domandarsi dove va a finire il pomodoro raccolto a mano, e viene il ragionevole dubbio che finisca come concentrato sui mercati asiatici, americani ed africani.

 

<< … dopo una pioggia gli agricoltori sono obbligati a raccogliere con i braccianti a mano perché le macchine non riescono ad entrare in campo …>>

Nel nord Italia dopo una pioggia si aspetta che la terra si asciughi, ed anche nei terreni argillosi di zone di bonifica l’attesa in agosto e settembre è al massimo di una settimana. Nell’attesa le fabbriche si riforniscono dalle zone dove le precipitazioni sono state inferiori o i terreni sono più sciolti.

 

in cconclusione la mia percezione del sistema è la seguente:

– manca una filiera organizzata, con una programmazione dei trapianti e quindi della raccolta che ne verrà.

– il sistema del caporalato fa guadagnare a scapito degli immigrati soggetti ai ricatti del lavoro e del permesso di soggiorno, ma anche a scapito degli agricoltori e della modernizzazione della filiera.

– la commercializzazione del prodotto anch’essa genera squilibri ed insostenibilità, come viene svelato dall’inchiesta apparsa su internazionale in giugno.

Bonushenricus

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