![]() Manduria tra proteste e solidarietà attende altri 1450 profughi in arrivo E il sistema politico va in tilt «Sono Troppi». Mantovano si dimette |
|
|
|
|
|
dal nostro inviato TONIO TONDO MANDURIA – La politica rischia il cortocircuito, ma al campo ci si prepara alla nuova ondata dei 1450. «Dovete ospitarli voi» esclama Berlusconi da Lampedusa. Di migranti nei due campi forse ne sono rimasti 800. I posti letto sono circa 4mila e quindi c’è da prepararsi a ulteriori trasferimenti. Manduria sta diventando la capitale dell’accoglienza. Sale la tensione, ma crescono anche i gesti di solidarietà. E così mentre la politica si contorce, il cuore delle persone rompe i tabù. Ogni giorno riserva una sorpresa il campo di Manduria. Il dialogo di ieri tra Hamady, musulmano, e il vescovo di Oria Vincenzo Pisanello, vale più di un trattato sull’emigrazione e sul confronto interculturale. «Caro vescovo – dice il tunisino – abbiamo rischiato la vita, cerchiamo lavoro e pace, soffriamo tanto e abbiamo paura, vi chiediamo aiuto». Pisanello lo conforta, poi va al cuore della tragedia: «Voi avete diritti, non dovete avere timori, vi aiuteremo, ma dovete avere un po’ di pazienza. Qui resterete il tempo necessario». Non è la retorica della solidarietà. Nel dolore si diventa sinceri. «Molti di noi aggiunge Hamady – sono agitati, qui siamo sospesi, ciascuno con un progetto di vita: riunirsi al fratello, o al figlio, come me. Perché non ci è consentito?». La ricca Europa, bloccata nelle sue paure, non sa rispondere. I governi litigano e scadono nella doppiezza. Il vescovo pronuncia parole semplici: « Anch’io vivo questa tragedia con sofferenza. I nostri progenitori italiani sono stati migranti, dovete collaborare, l’emergenza sarà temporanea». I giovani tunisini sono contenti di vedere un rappresentante della religione cristiana venuto a verificare le loro condizioni di vita. Hamady è emozionato. Lo è anche il presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido che accompagna il vescovo. E’ stata un’ora intensa tra le tende con i giovani che si avvicinavano. Due culture, due religioni, due mondi si fondevano. Tra Manduria e Oria non ci sono solo le polemiche e le ronde. «Sono episodi isolati» dice il vescovo. «E’un miracolo aver costruito tutto questo in pochi giorni». E’ in moto una solidarietà parallela a quella dei campi. Alla Caritas, e agli operatori dell’accoglienza si presentano persone per donare maglioni, scarpe, pantaloni, felpe, calze. Dice Michele Russo, negoziante di Manduria: «Voglio consegnare 200 jeans e una trentina di giubbini. Sento il bisogno di fare qualcosa. E’ bene darsi da fare». I vigili urbani di Manduria, che in questi giorni stanno lavorando oltre il loro turni, sono uno dei riferimenti delle reti di aiuti. Le più attive le donne, a partire da Anna Rita Morleo, comandante della polizia municipale. «Ci stiamo muovendo – rivela Angelo Brunetti, un commercialista -. Alcuni amici mi hanno chiesto come fare». La rete attraversa trasversalmente schieramenti e istituzioni. Al campo, insieme al vescovo, è venuto don Franco Di Noi, responsabile della Caritas, ma si sono organizzati anche i gruppi sociali. Sono le singole persone la sorpresa. Un pasticciere vuole a tutti i costi donare dolci e torte. «Se serve, anche il pane». La notizia delle ronde che intercettano i tunisini e dei tre ragazzi picchiati e finiti all’ospedale ha scandalizzato. Osserva una signora: «E’ assurdo voler cacciare questi ragazzi che cercano di farsi una vita». La donna ha consegnato tre buste colme di abiti. C’è chi di professione soffia per provocare paura. Ma grazie a Dio ci sono pure le persone che si impegnano a far soffiare il vento nella direzione giusta. Dice Roberto Puglia, assessore di Manduria: «Vogliamo che l’integrazione venga proposta ai nostri ragazzi nella maniera giusta». Così Puglia ha pensato bene di affidare questo incarico all’associazione “Integra”, presieduta da Klodiana Cuka, una donna albanese ormai naturalizzata salentina che di immigrazione ed integrazione sa essere testimone entusiasta. «C’è chi crea muri e chi li abbatte, i bambini sono i più grandi costruttori di fraternità e amicizia». A Manduria, terra di migranti e profugni, sta tornando, tra contrasti, il Salento dell’accoglienza. |

