da RAI Giornale Radio: L’Italia non rinnova le deroghe ai trattati di integrazione europea Romeni e Bulgari assumibili
senza restrizioni di settore
Basta con le restrizioni imposte ai cittadini romeni e bulgari che vogliono lavorare in un altro Paese dell'Ue. Da oggi potranno essere assunti in tutti i settori senza passare per lo Sportello Unico per l’immigrazione
ROMA -Libero accesso di romeni e bulgari al mercato del lavoro dell’Unione Europea: l'Italia non rinnova le deroghe ai trattati di integrazione europea. Salgono così a 17 i Paesi comunitari che hanno liberalizzato il mercato del lavoro subordinato. Il Parlamento di Strasburgo lo aveva chiesto in una risoluzione approvata lo scorso 15 dicembre. I promotori della risoluzione erano Partito popolare europeo, Socialdemocratici, Alleanza dei liberali e democratici, Verdi. La risoluzione chiedeva ai 10 Stati dell’Unione europea (tra cui l’Italia) che hanno ancora in vigore le “misure transitorie” di abolirle e di accettare bulgari e rumeni nel proprio mercato del lavoro entro la fine del 2011. Secondo il Parlamento, infatti, non erano stati evidenziati effetti negativi in quegli Stati membri che avevano accettato senza limiti romeni e bulgari. Anzi, una comunicazione della Commissione europea dell’11 novembre scorso affermava che avevano avuto un impatto positivo. E così il nostro Paese abbandona il doppio binario per la loro assunzione. Fino ad oggi, infatti, erano stati liberalizzati solo alcuni settori: agricoltura, turistico-alberghiero, domestico e di assistenza alla persona, edile, metalmeccanico, dirigenziale e altamente qualificato, stagionale. In questi casi con i lavoratori romeni e bulgari si potevano stipulare direttamente i contratti di lavoro, come se si assumessero lavoratori italiani. Da oggi il discorso vale anche per gli altri settori, senza l’autorizzazione dello Sportello Unico per l’immigrazione. Si tratta solo di una formalità ma che allungava e complicava la vita si all’imprenditore che al lavoratore. Il Governo Monti decide, quindi, di non prolungare le norme che limitano il lavoro di bulgari e romeni fino al dicembre 2013.
