Romaniello:abolire tassa su permessi soggiorno
Il consigliere Sel rileva che “i cittadini extracomunitari vengono colpiti da una norma studiata dal precedente Governo Berlusconi e che porta la firma di Roberto Maroni allora ministro dell’Interno e di Giulio Tremonti già titolare dell’Economia”
03/01/2012 10:34
ACR“Il Governo Monti dia un segnale di equità oltre che ai lavoratori italiani anche ai lavoratori immigrati abolendo l’odioso ed ingiusto balzello sul permesso di soggiorno”. E’ quanto sostiene il capogruppo di Sel in Consiglio regionale, Giannino Romaniello, sottolineando che “i cittadini extracomunitari vengono colpiti da una norma studiata dal precedente Governo Berlusconi e che porta la firma di Roberto Maroni, allora ministro dell’Interno, e di Giulio Tremonti, già titolare dell’Economia. Una tassa – sottolinea – che secondo le intenzioni del precedente Esecutivo di destra costringerebbe quanti lavorano nel nostro Paese, in attività che per la grande maggioranza gli italiani non intendono svolgere, contribuendo ad accrescere il nostro Pil, di fatto, a pagare il biglietto di ritorno ai propri connazionali respinti dall’Italia e rimpatriati”.
Romaniello evidenzia che “gli stranieri che dovranno rinnovare o chiedere per la prima volta il permesso di soggiorno si troveranno a dover pagare dal prossimo 30 gennaio una nuova tassa, il cui importo varierà a seconda della durata del permesso. Nel caso esso sia da tre mesi a un anno bisognerà versare 80 euro, se durerà da 1 a 2 anni la tassa richiesta sarà di 100 euro, mentre per durate superiori ci sarà da pagare 200 euro. Una tassa che si aggiunge ai 27,50 euro necessari per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico e ai 30 da versare a Poste italiane per il servizio. Secondo i calcoli del sito Stranieri in Italia – riferisce Romaniello – la tassa colpirà circa cinque milioni di immigrati regolari”.
L’esponente di Sel evidenzia, inoltre, che “una legge in vigore dal 1998 stabilisce che il permesso di soggiorno sia rilasciato entro venti giorni dalla domanda, mentre mediamente i tempi di attesa si aggirano sui quarantacinque giorni, ovvero più del doppio di quanto stabilito dalla legge. In certi casi, poi, servono addirittura mesi”.
