CIE, CONFINO DI POLIZIA E SORVEGLIANZA SPECIALE
CIE, CONFINO DI POLIZIA E SORVEGLIANZA SPECIALE
di Nicola Montano, Bari 05. lug. 2012
Dov’è la differenza?
Nell’Italia fascista il confino era un provvedimento di polizia che veniva proposto dalle autorità di polizia per un semplice sospetto ed imposto, senza la necessità di un processo regolare e di una condanna per un reato effettivamente previsto nel codice penale ed effettivamente commesso.
Il confino comune era sostanzialmente una misura di prevenzione e non di punizione per aver commesso un reato.
Era di fatto uno strumento di controllo sociale e colpiva chiunque avesse comportamenti ritenuti “sconvenienti” o “immorali” ma non punibili attraverso le leggi. Al confino venivano inviati anche gli omosessuali, le prostitute e i transessuali
Al confino comune si aggiunse nel 1926 il cosiddetto confino politico e vi potevano essere inviati coloro i quali risultavano pericolosi per la “sicurezza pubblica o per l’ordine nazionale.” Consisteva nel relegare coattivamente un oppositore politico in luoghi difficilmente raggiungibili come le isole (Pantelleria, Ustica, Ventotene, Tremiti) o remote località del centro e sud Italia (Eboli, Roccanova, Pisticci- Bosco Salice ecc.).
A seguito all’approvazione delle leggi razziali, nel 1938, al confino politico venivano inviati anche gli omosessuali accusati di attentato alla dignità della razza (SIC!).
(http://it.wikipedia.org/wiki/Confino)
“La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è una misura di prevenzione regolata dalla Legge n. 1423 del 27 dicembre 1956 e successive modifiche. Essa si applica ai soggetti che vengono ritenuti pericolosi per la sicurezza e per la pubblica moralità ed, in particolare, a coloro che, sulla base di elementi di fatto, debbano ritenersi abitualmente dediti a traffici delittuosi, che vivono anche in parte con i proventi di attività delittuose o siano dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica.
Alla sorveglianza speciale può essere aggiunto l’obbligo o il divieto di soggiorno in un determinato comune e “consiste nell’obbligo di evitare che determinati soggetti, sospettati di avere contatti con la criminalità organizzata o, comunque, di essere frequentatori abituali di persone o ambienti dove si è soliti delinquere, abbiano contatti con altri pregiudicati oppure frequentino tali locali, nella presunzione che tale situazione possa ledere all’ordine pubblico.”
La sorveglianza speciale viene irrogata dal Tribunale su segnalazione del Questore che in un primo momento deve invitare il soggetto a cambiare condotta.
( http://it.wikipedia.org/wiki/Sorveglianza_speciale)
Cosa c’entra tutto questo con i Centri di identificazione ed Espulsione?
Abbiamo visto che il fascismo per disfarsi dei suoi oppositori che non avevano commesso reati non li incarcerava, ma ne limitava la libertà costringendoli ad andare ad abitare altrove o li “accompagnava”, “trattenendoli”, in colonie appositamente costruite per separarli fisicamente, moralmente e socialmente da qualsiasi contatto con il resto del Paese.
La sorveglianza speciale, viene irrogata da un Tribunale con tutte le garanzie di legge.
Gli “ospiti” dei CIE, si trovano invece a scontare vere e proprie pene detentive fino a diciotto mesi , in strutture che sono state definite da ingegneri, consulenti di parte nella Class Action promossa dai giuristi dell’Associazione Class Action Procedimentale, veri e propri carceri perché esattamente assimilabili alle stesse, rispetto alle quali non garantiscono neanche gli standard minimi previsti dalle norme sull’Ordinamento Penitenziario ex legge 26.7.1975, n. 354 e D.P.R. 30.6.2000, n. 230.
In una relazione peritale si legge ancora che il “C.I.E. di Bari non assicura agli immigrati in attesa di identificazione e espulsione una necessaria assistenza e il pieno rispetto della loro dignità. La struttura, sotto l’aspetto igienico sanitario, non sarebbe abitabile e non idonea all’uso per cui è utilizzata. E’ un lager insomma.
Nel sito web del Ministero dell’Interno) i C.I.E. vengono definiti (SIC!) “strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario per stabilire l’identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l’allontanamento (http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/immigrazione/sottotema006.html.
Personalmente non ho mai visto strutture di soccorso con muri invalicabili di cemento armato, cancellate protette da filo spinato, garitte di sorveglianza, guardia armata, video sorveglianza, e via dicendo.
E’ noto, invece, che in quei lager possono improvvisamente essere “trattenuti” stranieri “regolarissimi” solo perché hanno perso il lavoro. Vengono rinchiusi senza troppi complimenti anche coloro che, sfidando l’ira del mare e se non respinti, raggiungono il territorio italiano per chiedere aiuto in quanto fuggiaschi da guerre o persecuzioni.
I CIE sono incostituzionali? C’è gente molto più titolata di me che lo afferma (per esempio:
http://www.penalecontemporaneo.it/tipologia/4-/-/-/1487-la_disciplina_dei_c_i_e_incostituzionale/ )
Altrimenti che significato avrebbe l’articolo 13 che recita: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.” Insomma la motivazione deve essere prevista dalla legge che può applicarla in questo caso solo l’Autorità Giudiziaria.
Non rispettano la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo? Credo proprio di no. Per dirne una. La Carta dei diritti umani all’articolo 7 recita: “Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.”
Non è così? Allora stracciamo, bruciamo o rendiamo poltiglie la Costituzione italiana e la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo. Almeno saremmo così più coerenti.
Senz’altro più coerente era l’Italia del ventennio che esiliava senza troppi complimenti chi gli rompeva le scatole o gli stava antipatico.
Porgere aiuto al prossimo non è un moto naturale dell’uomo?
Io spero proprio che Alessio Carlucci e Luigi Paccione, giuristi dell’Associazione Class Action Procedimentale, abbiano intrapreso la strada giusta per chiudere i CIE. E già successo in Francia.
Qualcuno potrà eccepire: Ma come li controlliamo i fuggiaschi che sono comunque degli stranieri che non conosciamo?
Che ne direbbe sto qualcuno se si applicasse una sorta di sorveglianza speciale affidata ai servizi sociali e imporre ai fuggiaschi degli obblighi umanamente sostenibili?
Non siete d’accordo? Allora si continui così. Realizziamo il sogno del Duce: “Maxi Lager per antifascisti nel Sahara”.
