da Il Manifesto: Che razza di sanità, niente ospedali a chi non paga il fisco

Che razza di sanità, niente ospedali a chi non paga il fisco

 
GIUSEPPE GROSSO – 10.08.2012

«La Spagna deve smettere di essere il paradiso dell'immigrazione illegale». Questo il sinistro auspicio del portavoce aggiunto del governo conservatore del Partido Popular Rafael Hernando, che presto si compirà: l'uno settembre prossimo, per l'esattezza, data in cui il paradiso – se mai lo è stato – diventerà, per gli immigrati che vivono illegalmente nel Paese, un vero e proprio inferno, soprattutto per coloro che non godono di buona salute.
Con l'inizio di settembre, infatti, entrerà in vigore la riforma che renderà più rigido e controllato l'accesso degli stranieri al sistema sanitario spagnolo. Il provvedimento, che fa parte del pacchetto di misure anticrisi ed è stato studiato con l'intenzione di contrastare il fenomeno del cosiddetto turismo sanitario, impone la revoca del diritto all'assistenza medica (salvo che si tratti di emergenze, minorenni, o donne incinte) ai cittadini non spagnoli che non siano in grado di dimostrare la residenza fiscale nel Paese iberico.
La questione riguarda un numero cospicuo di persone, ma grava più pesantemente sugli immigrati illegali, i quali, non avendo la possibilità di regolarizzare la loro posizione in base ai requisiti della nuova legge, vengono di fatto esclusi, senza possibilità di rientrarvi, dal sistema sanitario nazionale.
Un problema, questo, che non sembra destare eccessiva preoccupazione nel governo: «Gli immigrati clandestini devono innanzitutto tornare al loro paese» ha dichiarato il portavoce aggiunto del Pp Rafael Hernando.
Più articolata, ma altrettanto surreale, la soluzione proposta dal ministro della Sanità Ana Mato, che suggerisce di far sottoscrivere ad ogni immigrato senza permesso di soggiorno una sorta di assicurazione del costo di 710 euro all'anno, una spesa che, come fa notare José Martínez Olmos del Psoe, «persino molti spagnoli non potrebbero permettersi».
Immediata anche la reazione del partito della sinistra radicale Izquierda Unida: «Il prezzo dell'assicurazione dà l'idea di come il Pp consideri la salute non come un diritto, ma come un affare» ha dichiarato Gaspar Llamazares, portavoce di Iu, che ha inoltre accusato il governo di voler «criminalizzare» gli immigrati.
Dello stesso segno le reazioni della comunità medica, che critica apertamente sia la riforma, sia la proposta del Ministro Mato. «Il provvedimento» – ha dichiarato al giornale il dott. Salvador Tranche, segretario della Sociedad Española de Medicina de Familia y Comunitaria, «colpisce un collettivo già in condizione di emarginazione sociale ed economica, per cui la proposta di un'assicurazione a pagamento risulta inapplicabile, oltre che ingiusta». Inoltre, ha proseguito il dott. Tranche, «il risparmio economico sarebbe, al contrario di quanto stimato dal governo, minimo, poiché gli immigrati, secondo vari studi di settore, generano una spesa sanitaria di molto inferiore alla media nazionale. Senza contare, poi, che queste disposizioni faranno aumentare l'afflusso di pazienti al pronto soccorso il che risulterà, alla lunga, molto più caro di un'assistenza medica continuata e preventiva».
Intanto Amnesty International, Doctors of the world e altre associazioni per la difesa dei diritti umani hanno avviato una campagna contro il decreto legge e oggi hanno consegnato alla Presidenza delle regioni un documento con quasi 60.000 firme per chiedere che le comunità regionali autonome non applichino il provvedimento.
E, infatti, così faranno i Paesi baschi e l'Andalusia e la Catalogna, che bocciano la «riforma» dichiarando di voler continuare a garantire un'«assistenza sanitaria universale».
Il governo, dal canto suo, si schermisce dietro l'emergenza economica e la conseguente necessità di tagli alle spese. Tuttavia la natura del provvedimento e le dichiarazioni degli esponenti del Partido Popular lasciano trasparire una linea ideologica e politica che tende, nello scenario della crisi, a penalizzare le categorie socialmente più deboli e vulnerabili e strizza l'occhio (come già nel caso del recente giro di vite sull'aborto) all'ala più conservatrice dell'elettorato, sperando così di compattare lo zoccolo duro del partito in un periodo in cui i sondaggi registrano una forte caduta di consensi nei confronti del governo.

 

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