da La Gazzetta del Mezzogiorno: Capitanata terra di «ghetti» almeno cinque gli accampamenti censiti
Capitanata terra di «ghetti» almeno cinque gli accampamenti censiti |
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Piccoli e grandi «ghetti» crescono, ai bordi dei campi dove si coltiva il pomodoro ma anche immersi nella campagna più remota là dove magari è più facile sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. A parte il ghetto di Rignano, il più famoso, divenuto ormai quasi una cittadella con le sue circa 800 persone (ormai per distinguerlo dagli altri viene chiamato «gran ghetto»), ne sono sorti negli ultimi anni e si riformano puntualmente a ogni campagna del pomodoro una serie di piccoli e di piccolissimi, alcuni anche di tipo non stanziale cioè che si formano e si smontano in pochi giorni a seconda di dove c’è il campo di raccolta. Cinque, allo stato, i ghetti riconosciuti nel senso che si ricostituiscono da alcuni anni sempre nello stesso luogo: il ghetto «Ghana» (ospita perlopiù ghanesi, da qui il nome, sudanesi e del Burkina Faso) è il secondo per numero di ospiti dopo quello di Rignano, si trova a borgo Libertà (Cerignola) e conta circa 600 persone che vi «alloggiano» in media una ventina di giorni. Il ghetto di Stornara dovrebbe chiamarsi «Bulgaria», perchè sono quasi essenzialmente bulgari i circa duecento ospiti: in realtà viene identificato semplicemente come «Stornara» forse perchè, a differenza dei ghetti neri (più chiusi e di tipo tribale), qui gli accampamenti sono disposti in ordine sparso nelle campagne circostanti e soggetti a una maggiore mobilità degli occupanti. Molti i bulgari presenti anche nel campo Rom di Macchia Rotonda (fra Manfredonia e Zapponeta), in tutto quasi quattrocento persone che vi restano fino ad autunno inoltrato; alcuni, dopo il pomodoro, riescono a trovare un impiego anche nel vicino distretto dell’or taggio. Nell’ultimo accampamento sorto da alcuni anni alle spalle del Cara, il centro per rifugiati di borgo Mezzanone, trovano infine riparo circa trecentocinquanta persone in gran parte di etnia somala, sudanese, nigeriana, ghanese e del Burkina. Una moltitudine di razze, religioni, usanze e costumi, una variopinta combinazione di popolazioni e di generi: questo diventa la Capitanata in piena estate. E pensare che i centri di accoglienza ufficiali sono appena due, si trovano a Foggia e Cerignola, e di questi tempi sono mezzi vuoti: sarebbero comunque insufficienti se almeno un terzo di questa moltitudine di persone riuscisse a ottenere un permesso di soggiorno, l’unico passepartout che consente di essere ospitati in condizioni più umane (offrono un letto e bagni decenti). Ma ogni anno assistiamo al paradosso che questi centri di accoglienza restano vuoti (o comunque non si riempiono per la loro capienza, sotto i cento posti letto) e le baraccopoli invece continuano a essere strapiene e inospitali per chi arriva dall’esterno. |

di MASSIMO LEVANTACI