B.S.A. foggia report dal GHETTO

 

REPORT FOGGIA – 04/09/2012

 

CONTESTO GHETTO

 

Il Ghetto é pieno e c'é un gran via vai di lavoratori: molti arrivano da tutta Italia a causa del passaparola e molti partono dal Ghetto a causa del poco lavoro o perchè non vengono pagati. Ci raccontano in molti di aver lavorato solo pochi giorni, spendendo nel contempo molti soldi per dormire e mangiare a credito, a causa di vari fattori:….aridità, macchinette e troppa offerta di lavoro.

Abbiamo capito che c'è una grossa frammentazione all'interno delle squadre: i lavORatori comunicano molto difficilmente tra di loro, rendendo difficile la rivendicazione dei pagamenti: questi vengono distribuiti molto scaglionati e con grossi ritardi.

Per la monocoltura del pomodoro pagano a cottimo, generalmente dai 3 ai 3,50 a cassone di 300 kg. Chi riesce ad andare oltre al pomodoro (altri ortaggi o frutta) lavora più regolarmente, per più tempo, con meno intermediari e con qualche forma contrattuale (lavoro grigio).

Molti dei lavoratori con cui abbiamo parlato vengono dal nord: la crisi economica e la chiusura delle fabbriche li ha spinti a cercare lavoro in agricoltura. Essi restano molto sorpresi dalle condizioni di vita e lavoro nel Ghetto, e sono loro che ci hanno riportato il fatto che la difficoltà a rivendicare il puntuale pagamento del lavoro deriva dal fatto che chi rimane nel circuito bracciantile per più tempo (Rosarno, Sicilia…) è frenato dal rivendicare per paura di non trovare più lavoro l'anno successivo. A questo si aggiunge la grande quantità di offerta di lavoro, che aumenta la ricattabilità del singolo.

Molti altri sono africani sub-sahariani che vengono dalla Libia: sono inseriti nel circuito di accoglienza umanitaria, alcuni hanno subito il diniego ma molti no: ci aspettavamo molti più irregolari, invece molti sono nel limbo dei ricorsi o hanno un permesso o ne sono in attesa. Tra gli “umanitari”, i due macrogruppi sono i “libici” e i maliani.

Non abbiamo avuto molte testimonianze di braccianti che hanno partecipato al circuito di raccolta stagionale, non siamo sicuri se sia perché non lo abbiano fatto o perché non abbiano piacere a dirlo per paura di essere identificati con le proteste (Rosarno).

 

QUESTIONE DI GENERE

 

Per quanto riguarda le donne nel ghetto, ad esse è affidato prevalentemente il lavoro riproduttivo (anche se alcune ragazze raccontano di avere fatto anche raccolta, ma come attività sporadica), inteso nel senso ampio di riproduzione della forza lavoro attraverso servizi di cura (sessuali, di cucina e pulizia, di svago). Non tutte le donne svolgono tutte queste funzioni: le nigeriane, che sembrano essere la maggioranza, hanno il monopolio della prostituzione mentre senegalesi e camerunensi si occupano prevalentemente di cucina e gestione dei locali. E' molto difficile entrarci in relazione e ci sono stati raccontati episodi di aggressioni da parte di clienti. Nello specifico della prostituzione stiamo intuendo dinamiche gestionali e di organizzazione del lavoro diverse da quelle che solitamente si verificano fuori dal ghetto (meccanismo del debito nei confronti della madam). Alcune ragazze raccontano di lavorare indipendentemente, pagando anche loro come i braccianti un fisso di 20 euro a stagione per il posto letto. Molte raccontano di vivere in centri di accoglienza e di essere arrivate dalla Libia circa un anno fa. I prezzi delle prestazioni sono inferiori alla media (5-10 euro piuttosto che 20, anche se variabili a seconda del cliente). Non è chiaro in che modo la prostituzione sia gestita al Ghetto. E' ragionevole supporre che Nicola, un italiano che gestisce il locale più strutturato e presente da più tempo, abbia un ruolo cruciale nel determinare i flussi di ragazze, ma non abbiamo informazioni certe a riguardo. Quest'anno sono presenti molte più ragazze rispetto agli anni precedenti, e i loro guadagni sembrano essere piuttosto scarni anche perchè collegati a quelli dei braccianti. La prostituzione al ghetto rappresenta quindi il corrispettivo femminile dello sfruttamento del lavoro, e si suppone che almeno in alcuni casi chi controlla e sfrutta il lavoro bracciantile controlli e sfrutti anche la prostituzione.

 

CGIL

 

Nonostante il lungo percorso di presunta riappacificazione post-nardò e trattativa con padre arcangelo per prospettare margini di collaborazione senza fare inutili repliche e sovrapposizioni, da lunedì scorso la flai foggia ha organizzato un presidio con tanto di bandiere e stampante collocate davanti a uno dei più noti bordello del gran ghettò 2 volte a settimana proponendo volantini sul contratto provinciale del lavoro molto generici e incomprensibili e soprattutto spacciando un modulo d'iscrizione ad una presunta lista di prenotazione al collocamento nel settore agricolo, sulla base di una delibera della giunta regionale del 2011. Di fatto scatenando allarme nei caporali e soprattutto illudendo i lavoratori che si sono presentati alla nostra scuola d'italiano chiedendoci di aiutarli a compilare il modulo con tanto di copia di permesso di soggiorno, il che li mette potenzialmente a rischio data la visibilità del tendone cgil senza alcuna prospettiva reale di trovare immediatamente lavoro. Hanno anche annunciato sul giornale locale che avvieranno una scuola d'italiano durante tutto l'anno a borgo libertà (?!)

 

ATTIVITA' IN CORSO

 

Ci avviamo verso la fase di conclusione delle attività di campo io ci sto.

La ciclofficina prosegue a gonfie vele con un tentativo di lavoro di rete con i Cicloamici, associazione foggiana che ci sta portando il materiale di ricambio. Si vedono molte più bici in giro e i lavoratori stessi ci raccontano di usarle per recarsi sul luogo di lavoro o a foggia evitando così di dover pagare 5 euro di passaggio al caporale o 10 euro di taxi-ghetto per la città.

La radio continua nonostante la fisiologica fase di riflusso, sono state fatte altre interviste, tra cui una con i braccianti di Saluzzo, con una lavoratrice di Castelnuovo Scrivia, con alcuni abitanti del ghetto. Si fa un radiogiornale tutti i giorni, piuttosto seguito da chi curiosa intorno alla radio ma non è chiaro, oltre alla cassa in ciclofficina, quanto diffuso sia l'ascolto nelle singole case.

La scuola é a regime divisa in diversi livelli, parzialmente e progressivamente autorganizzati dai lavoratori. La cosa interessante é che si sta riuscendo sempre più a confrontarsi su contenuti relativi al lavoro, paghe, servizi basici presenti sul territorio, permessi e scontro di classe…

Abbiamo fatto una proiezione di film sul Burkina Faso molto partecipata. Molti dei presenti conoscevano la figura di Sankara e il film, e si identificavano con i contenuti politici anti-imperialisti. Stiamo preparando una ultima giornata di fine attività con pomeriggio e serata di controinformazione su sanatoria in arrivo e con attività ludiche e ricreative (dama, calcio, film). Stiamo osservando che creare momenti di socialità alternativi a quelli presenti nel ghetto adisco, alcool e prostituzione) permette di creare una socialità un po' meno controllata e comunque molto partecipata e spontanea.

Purtroppo le attività che proponiamo sono frequentate quasi esclusivamente da uomini. La maggior parte delle donne con cui siamo venuti a contatto neanche sono a conoscenza delle nostre attività e anche quando lo sono comunque non partecipano. Abbiamo una frequentatrice del corso d'italiano con cui però ci relazioniamo individualmente. Abbiamo raccolto del materiale di riduzione del danno e prodotto un paio di volantini su autodifesa e prevenzione sanitaria. Molto lentamente stiamo entrando in contatto con l'unità di strada di un'associazione del territorio.

 

ULTIME SETTIMANE DI LAVORO E PROSPETTIVE DI INTERVENTO

 

Il progetto io ci stò termina il 9 con giornata di controinformazione su sanatoria prossima e con serata di musica in libertà alla radio, torneo di dama…

La settimana successiva resteranno solo 4 volontarie delle bsa e probabilmente qualche calabrese. Cambieremo quindi tipologia d'intervento, valorizzando soprattutto l'attività di staffette e mappatura di una parte della capitanata. Ci spingeremo fino a Palazzo San Gervasio con la prospettiva di organizzare con l'OMB almeno un'iniziativa controinformativa per maliani o sulla sanatoria con il coinvolgimento dei calabresi e dei foggiani in modo da provare a stimolare un contatto diretto fra realtà attive nel sud …ma é ancora tutto da organizzare.

 

PRIME VALUTAZIONI POLITICHE

 

C'é una buona parte delle persone con cui abbiamo parlato che hanno piena consapevolezza della necessità di cambiare queste condizioni di lavoro ma ci sono tanti fattori che ci sembra impediscano una reale autorganizzazione collettiva dei lavoratori:

  • la presenza di un'amplissima offerta di lavoro che esaspera la concorrenza: la distribuzione su un territorio vastissimo, la facilità di ricambio e sostituzione della forza lavoro in caso di rivendicazioni scoraggiano anche i braccianti più consapevoli.

  • la crescente disoccupazione che anche dal nord ha spinto molti al salvagente della raccolta nell'agro-foggiano come ultima soluzione di reddito minimo: molti lavoratori con cui abbiamo interagito sono regolari e considerano il lavoro in agricoltura una parentesi lavorativa temporanea per la quale non vale la pena organizzare rivendicazioni (Incredibile notare per esempio alcune persone che magari sono in Italia da più di 10 anni, con carta di soggiorno, qualcuno anche con esperienza sindacale di lunga data, che si sono trovati costretti a tornare a foggia dopo anni e dopo essersi ripromessi di non farlo più. )

  • i pagamenti scaglionati: il fenomeno dell'individualizzazione del pagamento frena la possibilità per la squadra (15-20 persone) di rivendicare collettivamente il pagamento regolare o quanto meno quello contrattato con il caporale.

 

Nonostante la nostra sia una visione parziale ci sembra evidente che il circuito dei lavoratori nel settore agricolo non è scisso dalle problematiche di lavoro e sfruttamento in altri settori e in altri territori. Ci sembra che la prospettiva di azione politica nel settore agricolo sempre meno possa prescindere da un collegamento con altri settori di sfruttamento e precariato lavorativo.

Non esiste più il doppio mercato del lavoro (italiano e migrante). Le modalità di sfruttamento si contaminano sempre di più:

  • la frammentazione della forza lavoro (cooperative)

  • la disoccupazione usata come leva di ricattabilità

  • l'esercito agricolo di riserva (come quello industriale)

Occorre uno sguardo più ampio sul panorama lavorativo come base delle nostre pratiche.

 

BSA FOGGIA

 

 

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