da Il Quotidiano della Basilicata: Sequestra e tortura un romeno: arrestato assessore Pd «Vuoi da bere? Leccati il sangue».

Sequestra e tortura un romeno: arrestato assessore Pd «Vuoi da bere? Leccati il sangue».

   Sequestro di persona, violenza, lesioni e minacce. Arrestato a Palazzo San Gervasio Antonio Paradiso. La metamorfosi: da assessore all’immigrazione a giustiziere senza pietà. Assieme a un complice rapisce e sevizia un rumeno per un trattore rubato 29/09/2012 PALAZZO SAN GERVASIO – Lo avevano immobilizzato stringendogli al collo un cappio improvvisato con una catena. Poi lo hanno issato sotto una carrucola appesa a una trave di quelle che reggono il soffitto del capannone. Lì dentro il giorno prima qualcuno si era portato via un trattore, e il suo proprietario era convinto che fosse stato lui. Così lo ha torturato per farsi dire dov’era finito. Ma si sbagliava. E’ quello che è accaduto lo scorso 26 agosto a Palazzo San Gervasio, almeno stando al gip del Tribunale di Melfi, che ha disposto gli arresti domiciliari con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione, violenza privata, lesioni e minacce nei confronti di Antonio Paradiso, 52 anni, e Franco Grieco, 43, entrambi residenti nel paese dell’alto Bradano. A eseguire le misure sono stati i militari della locale stazione carabinieri coordinati dal maresciallo capo Pietro Tempesta che hanno anche condotto le indagini assieme ai colleghi della compagnia di Venosa agli ordini del capitano Vincenzo Varriale. Tutto è partito dalla denuncia di un cittadino rumeno, Cornel Chiriac, senza stabile occupazione ma da tempo residente a Palazzo San Gervasio con la moglie, che per un periodo è stata anche dipendente dell’azienda di Paradiso. Ad allertare i carabinieri sarebbero stati i medici del pronto soccorso dell’ospedale di Venosa dove l’uomo si era fatto medicare alcune brutte ferite sul viso e in particolare sul collo, che presentava degli evidenti i segni di qualcosa che aveva sfregato con violenza sulla pelle, laceracerandola in profondità. L’accaduto è apparso subito abbastanza chiaro, ma nessuno tra gli investigatori avrebbe immaginato l’autore di tutto ciò: un insospettabile imprenditore molto stimato in paese; ma soprattutto un consigliere comunale eletto in una civica di emanazione del Pd e perdipiù assessore all’immigrazione, oltre che alle attività produttive. Forse è stato solo un «folle pomeriggio», ma adesso Antonio Paradiso e il suo complice Franco Grieco rischiano grosso: fino a trent’anni di carcere. In pratica, secondo la ricostruzione degli inquirenti nel pomeriggio del 26 agosto il primo si sarebbe attivato per cercare di capire che fine avesse fatto il suo trattore, un mezzo nemmeno troppo costoso comprato 7/8 anni fa per meno di 40mila euro. Per questo avrebbe chiamato il secondo, che a volte avrebbe lavorato per lui, e assieme si sarebbero convinti che fosse stato il rumeno che a sua volta in passato era passato per l’azienda perciò conosceva bene la situazione. Per tendergli un tranello avrebbero convocato un suo amico e connazionale, costringendolo con schiaffi e pugni a chiamare la loro vittima predestina e a dargli appuntamento in un punto preciso. Lì si sarebbero fatti trovare in macchina tutti e tre: l’amico, Paradiso e Grieco, che non appena ha visto Chiriac l’ha afferrato per un braccio infilandolo nell’abitacolo di corsa. Poi sono ripartiti in fretta e furia e le portiere si sono chiuse. Lungo il tragitto sarebbero iniziate le violenze. Paradiso che era al volante gli avrebbe dato almeno una gomitata mentre Grieco lo picchiava sulla testa dal sedile di dietro e gli chiedeva se avesse già dato «l’ultimo bacio» a sua moglie perché stavano per ammazzarlo e farlo sparire per sempre dalla circolazione. Da lui volevano la confessione del furto del trattore e non sembravano disposti a sentire le sue ragioni, quelle di uno che si diceva estraneo all’accaduto. Una volta arrivati in contrada Castellani dove c’è l’azienda agricola di Paradiso l’orrore si sarebbe compiuto. L’assessore e il suo complice sono accusati di essersi accaniti su Chiriac con calci pugni e sprangate sulle gambe fin quando Paradiso, dopo avergli chiesto se aveva rivelato a qualcuno del trattore presente in azienda, gli avrebbe avvolto collo quella catena appesa alla carrucola sul soffitto e avrebbe tirato lui stesso sollevandolo di peso. Non lo voleva strozzare, perché lo lasciava sempre tenersi in punta di piedi mentre Grieco lavorava di spranga sulle ginocchia. Inutile chiedere pietà. Inutile chiedere persino un bicchiere d’acqua. A questa richiesta Paradiso gli avrebbe risposto di leccarsi il labbro spaccato e bersi il sangue come il vampiro suo connazionale. L’amico che era rimasto con loro per tutto il tempo avrebbe cercato di intervenire ma sarebbe stato minacciato a sua volta. Tutto sarebbe andato avanti almeno per un’oretta, poi i due rumeni sarebbero stati accompagnati indietro. Non prima, però, di essere stati avvertiti che se avessero raccontato a qualcuno quello che era successo non sarebbero «spariti» loro soltanto. Ma anche i fratelli, le mogli, i genitori in Romania. Per non creare equivoci sulle sue intenzioni Paradiso quel giorno stesso sarebbe andato anche a casa di Chiariac, poco prima che arrivasse l’ambulanza del 118. Il giorno dopo invece, una volta tornato in sé, l’assessore e stimato imprenditore di Palazzo si sarebbe presentato a denunciare il furto del trattore. I militari a quel punto già sapevano cosa poteva essere successo, ed erano già a caccia dei riscontri necessari per verificarlo. Proprio le indagini partite dalla denuncia di Paradiso avrebbero fferto l’occasione per trovare gli elementi necessari che inchiodarlo alle sue responsabilità, e a quel pomeriggio di ordinaria follia da incensurato. Leo Amato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.