Da Affaritalia; Accoglienza migranti, Ministro Riccardi: “Integrazione chance di rilancio dell’Italia”

Accoglienza migranti, Ministro Riccardi: “Integrazione chance di rilancio dell'Italia”

Giovedì, 11 ottobre 2012 – 07:01:00
di Stefania D'Amore
RiccardiABari

Bari – “Le domande di asilo? Di questo dovete chiedere al ministro Cancellieri perché non mi occupo della problematica. In un governo tecnico ognuno è tecnico in quello che è il mondo delle sue responsabilità”. Così il ministro per la Cooperazione internazionale, con delega alle politiche per la famiglia, Andrea Riccardi, ha commentato in visita a Bari i ritardi delle Commissioni ministeriali nell’esame delle domande di asilo degli ospiti dei Centri di accoglienza e richiesta asilo, meglio noti come Cara, pugliesi.

Il riconoscimento dei diritti, ma soprattutto lo studio di un piano d’inserimento dei migranti nel più che mai difficile tessuto sociale, produttivo e lavorativo italiano rappresenta, ancora oggi, uno dei nostri più emblematici talloni d’Achille. Il migrante considerato troppo spesso “non come risorsa”, citando Riccardi, bensì “come un problema”: un problema che stenta a trovare la sua soluzione definitiva, gettando spesso nella confusione le amministrazioni regionali e comunali. “La presenza a Bari del Ministro Riccardi – ha dichiarato l’assessore al Welfare, Ludovico Abbaticchio – può essere l'occasione per ricevere risposte concrete in relazione all'impegno della città di Bari e di altri comuni pugliesi in prima linea ed economicamente esposti, nel sostenere le politiche di tutela e di inclusione sociale dei minori stranieri non accompagnati e nel rafforzare la lotta alla prostituzione minorile".

Riccardi ha poi dichiarato, nel corso della conferenza: "I datori di lavoro che intendono regolarizzare i lavoratori in nero debbono affrettarsi, perché dopo questo periodo entra in vigore questa direttiva europea che, giustamente, colpisce quelli che sfruttano i lavoratori stranieri". "Questo – ha rilevato – è un momento molto importante per l'emersione dei lavoratori dei Paesi terzi. Si sta concludendo questa finestra, lunedì 15 ottobre, in cui è permessa la regolarizzazione". "E saremo molto severi – ha concluso – le autorità saranno molto severe in proposito. E' una grande opportunità" e "siamo a 80.000 richieste di regolarizzazione". Preannunciati, inoltre, dei provvedimenti d'intesa al vaglio del Ministro Fornero, per garantire l'inserimento dei lavoratori extracomunitari nel sistema previdenziale italiano. Per il Ministro Riccardi, “l'integrazione non può che rappresentare una grande chance per il rilancio dell'Italia”.

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Lo stesso Assessorato al Welfare del Comune di Bari ha partecipato ad un bando del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, destinato a finanziare interventi per l’inserimento socio-lavorativo dei minori stranieri non accompagnati, classificandosi al primo posto tra le Regioni Obiettivo Convergenza (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), con il progetto “Un Lavoro… Per Un Futuro”. Il progetto, interamente finanziato dal Ministero con € 180.000,00, ha tra le sue finalità il rafforzamento della cooperazione interistituzionale tra i diversi livelli di governance per il coordinamento degli interventi rivolti ai minori stranieri non accompagnati. L’assessore al Welfare Abbaticchio ha dichiarato entusiasta: “Migliorare i servizi per l’integrazione e lavorare per l’inclusione socio-lavorativa di questi ragazzi non è possibile se non con fondi straordinari: il progetto è anche una opportunità per contrastare fenomeni di sfruttamento e lavoro nero, prevenendo così possibili ingressi in circuiti delinquenziali”.

Le storie dietro i numeri. La Puglia non più soltanto come luogo di partenza per gli studenti alla ricerca di una stabilità lavorativa all’estero quindi, ma anche d’arrivo. Più di dieci anni fa, nel 2001, gli immigrati in Puglia risultavano essere di 32.590 unità su di un totale di 1.362.630 in Italia. Oltre la metà degli immigrati approdati in Puglia proveniva dall’Europa, mentre il 21,7% dall’Africa ed il 13,4% dai Paesi asiatici (fonte Caritas). Se dal 2007, invece, le tre nazionalità straniere numericamente più rappresentate in Puglia erano quella albanese, cinese e marocchina, dal 2008 in poi si è registrata una forte presenza anche rumena. In forte aumento invece, negli ultimi anni, i richiedenti asilo provenienti dalla Tunisia, dal Corno d'Africa (Somalia, Eritrea, Etiopia), dai paesi dell'Africa sub-sahariana come la Nigeria, il Ghana ed il Mali, dal Bangladesh, dall’Egitto e dalla Costa d'Avorio, martoriata dalla guerra civile. Senza dimenticare, infine l'Afghanistan ed il Pakistan.

Quasi 96mila attualmente i migranti residenti in Puglia, una tra le regione tra l’altro con i più alti tassi di stranieri ultra 65enni. Storie con le quali siamo venuti a conoscenza, raccontateci da ragazzi e uomini provenienti dal Pakistan o dal Ghana attualmente ospitati nei Centri di accoglienza e richiesta asilo, in attesa di poter varcare le soglie di quello che loro stessi ci raccontano essere, in un perfetto inglese, “una sorta di limbo, un Purgatorio dove alcuni dei nostri fratelli non hanno perso solo la speranza ma anche la ragione”. Molti dei migranti attualmente residenti nei Cara non parlano italiano, a causa della mancanza di corsi di lingua italiana nei centri. Corsi, ad oggi, fortunatamente allestiti da alcuni volontari nelle aule disponibili dell’Ateneo di Bari.

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Veniamo a conoscenza di storie desolanti, di fughe dal proprio paese d’origine a causa di una religione “differente”, di un orientamento sessuale “diverso”, di conflitti dovuti alla guerra o alla mancanza di un semplice pezzo di pane. Alcuni dei migranti con i quali abbiamo parlato praticavano lavori “dignitosissimi e retribuiti bene”, mentre oggi si trovano “denigrati nella dignità più basilare, quella del lavoro e della sopravvivenza”. “Non possiamo badare a noi stessi – raccontano – perché senza un permesso di soggiorno, non abbiamo diritto ad un lavoro. E senza un lavoro non possiamo pagare un avvocato che tuteli i nostri diritti, come quello di richiedere asilo politico, di ricevere lo status di rifugiato”. Una strada irta di difficoltà, risolvibile con la protezione temporanea (articolo 20 del testo unico sull’immigrazione, “Misure di accoglienza straordinarie per eventi eccezionali”) o attraverso la richiesta di protezione umanitaria. E se nel primo caso la responsabilità risulta essere del Governo, nel secondo la competenza è delle Commissioni territoriali , presso le quali i richiedenti asilo devono ottenere audizione.

Purtroppo però, come raccontano gli stessi ragazzi che abbiamo intervistato, molti dei migranti, pur avendo vissuto per decenni in paesi come la Libia, sono nati in territori dove “non vi è alcuna paura possano essere perseguitati e maltrattati” (articolo 1, lettera A, punto 2 della Convenzione di Ginevra) come nel caso del Mali, Togo, Burkina Faso, etc. I ragazzi lamentano, per di più, quanto “non tutti siano consapevoli della propria rete di diritti, come ad esempio quello di un avvocato che possa assisterli gratuitamente, almeno nella prima fase”.

Impossibile poi, per molti di loro, pensare di tornare nel proprio paese d’origine. Su alcuni di essi permangono delle vere e proprie taglie, altri invece dichiarano di sentire ormai “l’Italia come il loro unico paese, nel quale voler ricostruire una vita con la propria famiglia, un giorno non lontano”.

 

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