Campagna a Sostegno dei Nuovi Braccianti nella Piana di Gioia TAuro: OLTRE LE DIVISIONI, CONTRO LO SFRUTTAMENTO

OLTRE LE DIVISIONI, CONTRO LO SFRUTTAMENTO

 

 

A chiunque vede un posto come la tendopoli e il ghetto di San Ferdinando, o i casolari in cui vivono i lavoratori stranieri, viene da chiedersi: perché? Perché i braccianti africani, come quelli rumeni o bulgari, per lavorare devono vivere in queste condizioni? Perché tutti lavorano in nero, per 9 ore di fila? Per ogni cassetta di arance, un lavoratore guadagna 50 centesimi di euro, ma la stessa quantità di arance al supermercato costa 24 euro.

 

Il lavoro degli stranieri in Italia può essere sfruttato perché le leggi sull’immigrazione creano un sistema dove i lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno non hanno nessun diritto. Ma anche chi ha il permesso è sfruttato, perché il permesso è spesso legato ad un contratto di lavoro,  e i lavoratori stranieri sono costretti ad accettare condizioni disumane per mantenere il lavoro e quindi i documenti.

 

Per il lavoro agricolo esistono dei contratti. Ma i contratti sono rari, e spesso, anche quando ci sono, sono falsi o non rispettano le regole. La paga minima è di 46 euro al giorno. Il padrone deve dare ai braccianti stagionali un posto dove dormire e mangiare, pagare la liquidazione e rimborsare il viaggio per chi arriva da fuori. Il padrone deve anche pagare i contributi, che servono ad esempio per poter avere la malattia pagata. Con 51 giornate di lavoro regolare all’anno il lavoratore ha diritto al sussidio di disoccupazione. Ma le giornate di lavoro spesso non sono segnate e quindi il lavoratore perde i suoi diritti. Per essere assunti regolarmente, bisogna iscriversi ai centri per l’impiego.

 

La crisi economica e le politiche del governo italiano stanno peggiorando la situazione per tutti, e i primi a pagare sono spesso gli immigrati, che sono i più isolati e ricattabili. Però anche gli italiani, soprattutto in regioni come la Calabria, subiscono gravi condizioni di sfruttamento e isolamento, e spesso questo crea conflitti con gli stranieri. Ma il razzismo è, anche questo, uno strumento di divisione che permette lo sfruttamento e l’impoverimento di tutti. Negare i diritti ad alcuni lavoratori vuol dire attaccare i diritti di tutti i lavoratori, perché se il padrone può dare a qualcuno una paga da fame, si abbassano le paghe per tutti.

 

La nostra rete, ‘Campagne in lotta’, è fatta di militanti, contadini, braccianti, lavoratori precari, studenti.  Crediamo che sia importante parlare delle condizioni in cui stranieri e italiani sono sempre di più costretti, e di come cercare di affrontarle insieme.

 

Per discutere e scambiare idee, vieni a trovarci alla tenda nella tendopoli di San Ferdinando

 

Per informazioni e contatti, consulta il sito web www.campagneinlotta.org, invia un’email a campagneinlotta@gmail.com o chiama il 3931621686

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